Agricoltura, 200 piccole aziende temono il tracollo economico

La chiusura di ristoranti, mense scolastiche e mercati sta portando pesanti contraccolpi alle imprese Scipioni (Confagricoltura L’Aquila) alle istituzioni: «Non dimenticatevi del nostro settore»
AVEZZANO. Oltre 200 aziende agricole del Fucino temono il collasso a causa del coronavirus. Le abitudini degli italiani nelle ultime settimane sono cambiate e a risentirne di più sono i tradizionali mercati. Patate, carote e cipolle vengono richieste maggiormente dalla grande distribuzione e meno dai piccoli fornitori e dal mondo della ristorazione, totalmente fermi a causa del Covid-19. Per questo Claudio Scipioni, vicepresidente di Confagricoltura L’Aquila, ha lanciato un appello alle istituzioni affinché non si dimentichino del comparto agricolo.
«Stiamo vivendo un momento difficile che arriva dopo una stagione molto particolare», ha precisato Scipioni, impegnato in questi giorni nei campi, «le aziende del territorio che hanno contratti con la grande distribuzione stanno vedendo aumentare la richiesta, le oltre 200 che invece riforniscono il mondo della ristorazione, le mense, le scuole e i piccoli fornitori sono praticamente ferme. È una situazione paradossale per la quale purtroppo non abbiamo una soluzione».
La chiusura totale di tutte le attività, fatta eccezione per supermercati, farmacie, edicole e tabaccherie, ha spinto le famiglie a rivedere anche le proprie abitudini e a fare scorte importanti, comprando spesso prodotti non deteriorabili da tenere in casa anche per diversi giorni. «Da un lato sono calate le richieste di prodotti freschi», ha continuato Scipioni, «dall’altro sono aumentati quelli di patate, carote e cipolle. Le persone escono meno a fare la spesa e scelgono di acquistare prodotti che durano. Se questo trend continuerà dovremmo rivedere anche la nostra produzione perché il Fucino è l’unica zona a produrre ortaggi anche in estate. Ma se il turismo di massa non ci sarà la richiesta crollerà e per noi imprenditori agricoli sarà dura far fronte alle spese».
Proprio in queste settimane, infatti, si sta iniziando a lavorare per preparare i campi e seminare carote, patate e poi via via ortaggi da raccogliere tra la tarda primavera e l’estate. Le aziende agricole hanno già acquistato semi e piantine, ma temono di aver fatto un investimento che non porterà i frutti richiesti. Se la domanda crollerà, infatti, saranno costretti a non raccogliere i prodotti che altrimenti marcirebbero nei magazzini. «Le prospettive non sono delle migliori», ha concluso Scipioni, «al massimo tra 10 giorni si entrerà nel vivo della stagione e se la richiesta verrà meno saremo costretti a lasciare nei campi i prodotti perché non abbiamo modo di conservarli nei magazzini. Inoltre, temiamo anche l’assenza dei braccianti che a causa del coronavirus non stanno tornando dai loro paesi d’origine. In genere, tra la seconda e la terza settimana di marzo iniziano ad arrivare da Marocco, Romania e Polonia ma a oggi non abbiamo avuto notizie di loro perché le frontiere sono bloccate. Se la situazione non migliorerà dovremo fare i conti anche con l’assenza di personale specializzato. Per questo facciamo appello alle istituzioni e chiediamo di non dimenticarsi del settore agricolo».
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