Agro-imprese: il sì cauto degli agricoltori

11 Settembre 2021

Le associazioni: bene l’idea di sviluppo nel nucleo industriale, ma vogliamo vedere il piano operativo

AVEZZANO. Confagricoltura, Coldiretti e Cia dicono sì con riserva all’apertura verso le agro-imprese nel nucleo industriale. La proposta lanciata da Comune di Avezzano e Provincia all’Arap, che deve ridisegnare in questi mesi il piano regolatore della zona, convince ma non del tutto le associazioni di categoria. «Non è mai troppo tardi per intervenire su una questione che poniamo da oltre dieci anni con specifiche proposte», spiega il direttore di Confagricoltura Stefano Fabrizi, «dall’integrazione dei codici Ateco, al semplice cambio della destinazione d’uso, fino all’avvio di un nuovo piano regolatore. L’indolenza politica ha determinato non solo la perdita di molte occasioni, l’ultima delle quali l’Opoa-Marsia che aveva opzionato i fabbricati dell’ex Brenta e che ora ha acquistato il sito dismesso della Pittini a Celano, ma anche aziende agricole di Avezzano costrette a costruire gli impianti fin dentro il Fucino o addirittura in altri comuni. Se si costruiscono impianti di lavorazione agroalimentari e agroindustiali non è pensabile destinare i prodotti al solo mercato locale, altra storia è lavorare il loco le produzioni del Fucino. Ma gli agricoltori fucensi in forma singola e associata già lavorano in loco oltre il 60 per cento della produzione, numeri destinati ad aumentare notevolmente con i previsti nuovi investimenti per circa 100 milioni di euro del Covalpa, Opoa-Marsia e del Daq ortofrutta Abruzzese».
Per Domenico Roselli, direttore di Coldiretti «è difficile fare una valutazione sulla base di un progetto di cui abbiamo sentito parlare dalla stampa ma di cui ancora non conosciamo nulla. Premesso che siamo favorevoli a tutto ciò che migliora le condizioni e il futuro delle imprese agricole, auspichiamo tuttavia la convocazione di un incontro da parte dei soggetti promotori del progetto di rilancio sulla zona industriale, che veda coinvolto anche l’agroalimentare, in modo da valutare con cognizione di causa le opportunità e le trasformazioni possibili per costruire con la condivisione di tutte le forze interessate, anche attraverso la partecipazione a progetti di filiera a carattere nazionale, uno sviluppo in linea con la tradizione economica locale e le esigenze delle imprese che lavorano sul territorio». Anche per il direttore della Cia Donato Di Marco il progetto va concretizzato con l’obiettivo di attrarre nuove attività senza consumare il suolo. «In una realtà come quella del Fucino un’iniziativa del genere si doveva fare forse 30 anni fa, considerando l’agro-industria al pari delle industrie», sottolinea Di Marco, «ora bisogna capire se ci sono delle aziende interessate a delocalizzare le materie prime prodotte direttamente nel Fucino. È sempre positivo lasciare una porta aperta, ma bisogna anche limitare il consumo del suolo». (e.b.)
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