Aielli, a giudizio l’ex sindaco e altri tre

Il pm: «Lavori per la statua della Madonna in zona vincolata». Il Comune si costituisce parte civile
AIELLI. L’ex sindaco di Aielli, Benedetto Di Censo, di 68 anni, il responsabile dell’ufficio tecnico dell’ente, Ettore Callocchia (45), di Aielli, il geometra dell’ufficio tecnico, Gaetano Marinucci, di Aielli, 59enne, e Silvano Vicaretti, celanese di 61 anni, rappresentante del gruppo di preghiera “Nuovi Orizzonti”, sono stati rinviati a giudizio, con citazione diretta, per il reato di distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Provvedimento che ha indotto l’attuale giunta, guidata dal sindaco Enzo Di Natale, a costituirsi nel processo davanti al giudice unico nel processo previsto per l’11 dicembre prossimo. La contestazione riguarda l’aver effettuato lavori su beni paesaggistici di notevole interesse sottoposti a vincolo paesistico e ambientale senza le autorizzazioni della Soprintendenza in zona “La selva”.
Questa la ricostruzione dei fatti. Vicaretti inoltrò una richiesta al sindaco nella quale chiese l’autorizzazione a posizionare una statua della Madonna di Lourdes. Il responsabile dell’ufficio tecnico Callocchia inoltrò la richiesta di autorizzazione alla Soprintendenza per i lavori, ovvero scavi, realizzazione del basamento della statua e altre importanti modifiche inevitabili allo stato dei luoghi. I lavori di scavo furono fatti da un mezzo comunale, mentre altre opere vennero eseguite da Vicaretti e da altri componenti del gruppo di preghiera. Le opere furono coordinate da Marinucci nella veste di direttore dei lavori.
L’autorizzazione ai lavori, secondo quanto sostiene il pm Guido Cocco, non fu mai rilasciata dalla Soprintendenza e venne anche sollecitato dalla stessa un incontro con Callocchia per avere chiarimenti sul progetto presentato. Infatti la documentazione non era stata giudicata sufficiente a consentire le valutazioni di propria competenza. Ma il dipendente comunale non dette seguito alla richiesta.
Nonostante questo «i lavori furono portati a termine illegalmente». In effetti il 22 ottobre 2014 la Soprintendenza rilasciò un parere preventivo al rilascio di autorizzazione.
Tuttavia il pm ha ritenuto che si trattasse «di opere realizzate dagli imputati in assenza delle necessarie autorizzazioni di legge in virtù dei vincoli presenti: vincolo di tutela del piano paesaggistico regionale, vincolo idrogeologico come risulta dalla carta dei vincoli della Regione e del vincolo del ministero dei Beni culturali che ha ritenuto l’area di notevole interesse pubblico».
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Vincenzo Retico, Assirto Giacchetti, Pasquale Milo e Domenico Massaro, tutti di Avezzano. (g.g.)
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