Aielli, il pastore picchiato a sangue per aver difeso le sue pecore

Il 63enne è ancora in coma farmacologico: solo una volta sveglio potrà riferire agli investigatori la sua versione
AIELLI. È stato picchiato a sangue perché ha tentato di difendere le sue pecore. È questa al momento la pista seguita dagli investigatori che stanno indagando su quanto accaduto a Gabriele Antonini, pastore 63enne di Aielli, trovato riverso a terra in una stalla, da sua sorella. L’uomo, che l’altra sera non rincasando alla solita ora aveva provocato preoccupazione tra i suoi familiari, è stato trovato con una ferita sulla testa. Anche se sin dall’inizio gli inquirenti non hanno escluso alcuna pista e quindi nemmeno quella della caduta accidentale, al momento la tesi più accreditata è quella che l’uomo era tornato per un qualche motivo nella sua stalla e qui si sarebbe ritrovato faccia a faccia con qualcuno che gli stava rubando le pecore.
All’arrivo della sorella, in uno stazzo che si trova in montagna tra Cerchio e Aielli, l’uomo a quanto raccontato dalla sorella ai militari, ancora non aveva perso del tutto i sensi e avrebbe farfugliato qualcosa, dicendo di essere stato aggredito da delle persone. Una versione che, per costituire una vera e propria svolta nelle indagini, andrà confermata dall’uomo, una volta che si sveglierà dal coma farmacologico. Antonini, infatti, si trova ancora ricoverato al San Salvatore dell’Aquila. Qui è stato trasferito per essere operato, dopo che al pronto soccorso di Avezzano gli avevano diagnosticato un’emorragia interna. I carabinieri hanno ascoltato sia della sorella che del fratello del 63enne. Il caso è al vaglio dei militari del nucleo operativo di Avezzano e quelli del nucleo investigativo dell’Aquila.
Pietro Guida
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