Aielli ospita il murale sul piccolo Di Matteo «Segnale alla mafia»

L’opera raffigura il 12enne rapito e ucciso da Cosa Nostra Era stata rimossa dall’Aquila all’arrivo di Messina Denaro
AIELLI. Era comparso poco dopo l’arrivo di Matteo Messina Denaro al carcere Le Costarelle dell’Aquila ma era misteriosamente scomparso a qualche ora di distanza. E ora trova spazio sulle mura del palazzo municipale di Aielli, nel cuore del museo a cielo aperto nato nel piccolo borgo che si affaccia sulla piana del Fucino. L’opera, realizzata dalla street artist Laika - l’artista mascherata che in molti considerano la Banksy italiana - raffigura il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino, ucciso e sciolto nell'acido dalla mafia l’11 gennaio del 1996, sul suo cavallo mentre sorride, lasciandosi andare a un gesto di vittoria. Quasi per esultare dell’arresto dell’ex superlatitante, che architettò il sequestro del ragazzino di 12 anni insieme ad altri quattro uomini affiliati a Cosa Nostra. L’opera di Laika si intitola “Mafia sucks” (la mafia fa schifo) e rappresenta un chiaro segnale nella lotta contro la criminalità organizzata. «Nemmeno ventiquattro ore dopo la sua realizzazione vicino al carcere dell’Aquila l’opera, che aveva avuto ampio eco sulla stampa nazionale, è stata inspiegabilmente rimossa da persone ignote. Qualche settimana fa», racconta il sindaco di Aielli, Enzo Di Natale, «ho contattato Laika e le ho proposto di realizzare il murale nel nostro paese. L’artista ha accettato, nonostante non sia una sua abitudine lavorare su commissione e non ha voluto ricevere né rimborsi né compensi». L’opera sorgerà nell’edificio che ospita il municipio e, secondo Di Natale, è un murale differente dagli altri che colorano il paese: «Si tratta di un murale diverso, carico di significato», dice il primo cittadino, «è un’opera da giudicare non solo e non tanto con il metro estetico. È un messaggio forte, potente e scomodo». Il murale di Laika era comparso la notte del 23 gennaio scorso, a pochi giorni dalla cattura di Messina Denaro e dal suo arrivo nel super carcere dell’Aquila. Giuseppe Di Matteo è una delle vittime più tristemente celebri di Messina Denaro: il ragazzino fu rapito nel novembre del 1993 nel maneggio dove prendeva lezioni di equitazione ed è stato tenuto in ostaggio per più di venticinque mesi, per poi essere strangolato e sciolto nell'acido l’11 gennaio 1996. (l.p.)
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