Al Fattori l’addio al campione Drappo neroverde per Manetta

28 Novembre 2023

Allo stadio gli amici del rugby per ricordare il pilone dei due scudetti vinti dall’Aquila nel 1967 e 1969 Di Zitti: «Ci ha insegnato a volerci bene». Il cordoglio del Pd: «Un modello per generazioni di giovani»

L’AQUILA. Gli amici di sempre, quelli che calcavano insieme a lui il prato dello stadio Fattori, riuniti in cerchio davanti alla bara coperta con un drappo neroverde a cantare “Azzurro”, una vecchia canzone di Celentano, si sono ritrovati ieri mattina per dare l’ultimo saluto a Beniamino Manetta, pilone, odontotecnico, ma soprattutto uomo impegnato in politica e nel sociale, morto a 79 anni. Una cerimonia laica ai bordi dello stadio Fattori, quello stesso campo su cui si sono affrontate intere generazioni di rugbisti, e che ha visto le imprese di uno straordinario gruppo di atleti capaci di portare il nome dell’Aquila rugby ai vertici dello sport nazionale con i due scudetti del 1967 e del 1969. Ieri, ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio in una breve cerimonia laica, c’era un mondo di ex atleti e amici. Riuniti lì per ricordare «un uomo che era migliore dell’atleta».
Così lo ha ricordato Antonio Di Zitti, capitano di quella squadra e per molti anni presidente dell’Aquila rugby. Di Zitti ha ricordato l’amico, «a prescindere da quel che ha dato in campo», ha detto, «di lui ricordo l’amicizia, la goliardia, la bontà. Beniamino ha insegnato a tutti noi a volerci bene». Un uomo su cui fuori dal campo si poteva contare. Tra gli interventi, quello di un uomo di rugby, Amedeo Di Nicola, e di un “figlio” politico di Beniamino, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che ne ha ricordato l’impegno.
«Era una persona di sinistra che praticava la sinistra», ha detto Pietrucci. Anche il Partito democratico, in una nota, piange la scomparsa di Beniamino Manetta, «un pezzo di storia della nostra città. Pilone dei due scudetti dell’Aquila rugby nel 1967 e 1969, stimato professionista, Beniamino non fece mai mancare il suo impegno sociale e politico. Uomo di sinistra, colto e dal pensiero mai banale sulle evoluzioni della società, è stato un modello per generazioni di giovani aquilani che, grazie a lui, si sono avvicinati alla politica. È stata questa la sua dote più straordinaria: riuscire a rapportarsi con i ragazzi, sia in politica che sul campo da rugby dove fece da chioccia a campioni che continuarono a scrivere la gloriosa storia neroverde. Per questo, il compagno Beniamino non verrà mai dimenticato».
Manetta lascia la moglie Olga, i figli Olinka e Agostino, e il nipote Riccardo.
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