Al via le perizie sulle tracce di sangue

Domani prelievi su reperti ematici trovati sugli oggetti. Poi confronti tra il dna rilevato sulla vittima e quello dei sospettati
L’AQUILA. Fa passi avanti l’indagine sul delitto di Barisciano avviata per scovare chi ha barbaramente ucciso Paolo D’Amico, il dipendente dell’Asm, di 53 anni, trovato senza vita nella sua abitazione il 24 novembre dello scorso anno.
Nei prossimi giorni, quasi certamente domani, dovrebbero iniziare, da parte dei carabinieri del Ris, le operazioni peritali sulle tracce ematiche rinvenute sugli oggetti che erano sul luogo del delitto. Si tratta di indagini complesse e, quindi, molto laboriose per le quali sarà impiegato un tempo molto lungo. Del resto, gli stessi investigatori hanno sempre lasciato intendere che la chiusura delle indagini con i primi sospettati (che già ci sono), non è prossima.
Nelle scorse settimane, inoltre, le indagini hanno portato a individuare una traccia del Dna sulla vittima. Non si può parlare di svolta, visto che potrebbe essere il Dna di una persona incontrata dalla vittima nell’imminenza dell’omicidio, ma che nulla ha a che spartire con questa vicenda. Più in là questo Dna verrà confrontato con quello di coloro che sono sospettati e, in caso di coincidenza, l’indagine potrebbe prendere una direzione ben precisa con le prime persone indagate.
Le indagini, che sono coperte da un forte riserbo, fino a questo momento hanno un punto di partenza. La pista privilegiata è quella di un debito non onorato a fronte di un delitto non pianificato e quasi certamente d’impeto. E nemmeno può escludersi che la vittima sia andato a cena con chi lo ha ucciso, poco prima del delitto.
Alla base delle investigazioni non ci sono solo gli esami di polizia scientifica, ma ci sono molti altri elementi al centro delle valutazioni. Ci sono stati interrogatori di persone informate sui fatti, compresi i colleghi di lavoro e persone che hanno svolto per lui dei lavori (forse non pagati), tabulati telefonici e filmati delle registrazioni di videosorveglianza, controlli bancari; tutti dati che saranno incrociati. Il fatto che la vittima, inoltre, avesse pochi contatti aiuta i carabinieri. Ci sono poi elementi, certamente meno probanti, che contraddirebbero la tesi dell’omicidio d’impeto. I familiari della vittima, infatti, giunti sul posto del delitto in quanto chiamati dai carabinieri, notarono come i cani di D’Amico sembrassero intontiti, come se fossero stati narcotizzati ai fini di un’aggressione pianificata nella casa in legno nel territorio di Barisciano, in un’area lontana dal centro abitato. Le indagini sono portate avanti dai carabinieri coordinati dal colonnello Cosimo Petese, il pm è Simonetta Ciccarelli mentre le parti lese sono assistite dagli avvocati Antonio e Francesco Valentini.
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