Alba Fucens, un tesoro con scarsi servizi

8 Maggio 2018

Viaggio tra le carenze della principale area archeologica d’Abruzzo. Si aspetta l’utilizzo di 2,5 milioni

MASSA D’ALBE. Se per i Romani, che nel 304 aC la fondarono, Alba Fucens aveva un’importante funzione strategica, per la Marsica è oggi una miniera inesauribile di tesori. E potrà diventare una grande risorsa economica. A una condizione: che le attenzioni verso questo sito archeologico, considerato il più importante d’Abruzzo, siano pari alla sua magnificenza. Purtroppo finora all’encomiabile lavoro degli archeologi belgi e italiani, ai quali va il merito di aver portato alla luce questo gioiello, rimasto sepolto per duemila anni, non ha corrisposto un impegno di Comune, Provincia e Regione a valorizzarlo. Le conseguenze di tale disinteresse sono evidenti: strade di accesso al sito in condizioni pietose, antichi muri in pietra che crollano e che ostruiscono il passaggio (come è accaduto di recente lungo la via romana che porta alla chiesa di San Pietro), parcheggi assolutamente insufficienti, se si considera che Alba ogni anno, secondo alcune stime, è visitata da 35-40mila turisti, provenienti da tutto il mondo, edifici portati alla luce che hanno assoluto bisogno di restauro, percorsi approssimativi, segnaletica stradale carente, navigatori satellitari che d’improvviso vanno in tilt disorientando i visitatori, mancanza di strutture ricettive e servizi igienici. Mentre eravamo nell’Ufficio informazioni, gestito dalla cooperativa Alba Fuces, è entrata una coppia australiana: Pierre e Brenda Bastonil. «Siamo di Adelaide ed è la prima volta che veniamo in Abruzzo», ha detto Pierre, «sapevamo di questo importante sito archeologico e non vedevamo l’ora di visitarlo. È stata una grande emozione. Ci siamo ripromessi di tornare». Prima di andar via, Pierre chiede al responsabile della cooperativa, Romolo De Blasis, se c’è un camping. «Qui no, purtroppo, dovrebbe andare a Magliano o a Tagliacozzo», si è giustificato l’interlocutore. E sul volto dell’ospite non è stato difficile leggervi un comprensibile disappunto. Per far fronte a questa situazione, la Soprintendenza archeologia, beni culturali e paesaggio dell’Abruzzo è riuscita dopo tanto a disporre di due milioni e mezzo, più un milione per ultimare i lavori del Museo accanto alla chiesa di San Pietro in cui trasferire le migliaia di reperti ospitati provvisoriamente in tre depositi della Marsica. La somma racimolata sicuramente non basta a dare un nuovo volto ad Alba. Ma è il primo passo. Intanto, il borgo medievale, che fa da cornice al sito, è stato ristrutturato e le case sono state trasformate in piccoli appartamenti: vi potranno alloggiare una ventina di turisti. Da apprezzare è anche l’iniziativa “Archeologia a chilometro zero”, avviata nel 2016 dalla Soprintendenza, su input della dottoressa Emanuela Ceccaroni, responsabile degli scavi nella Marsica, per far conoscere, attraverso visite guidate, Alba Fucens e altri importanti siti della Marsica a persone che, pur abitando a poca distanza, non li hanno mai visti.
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