Alberghi tutti pieni sulla costa

Un migliaio gli sfollati. La storia di Manuela, incinta di nove mesi

PESCARA. Sono quasi un migliaio gli sfollati dell’Aquilano che hanno trovato posto negli hotel della costa pescarese. Gli alberghi sono quasi al completo e ora il Comune di Pescara ha deciso di mettere a disposizione due scuole per i terremotati. I grandi alberghi di Montesilvano ne ospitano 430, di cui 90 al Prestige, altri 90 al Grand Hotel Adriatico e 250 al Serena Majestic.

All’hotel Esplanade, a Pescara, quaranta famiglie prese dal panico per la forte scossa delle 19,50, avvertita anche nel capoluogo adriatico, hanno deciso di lasciare l’albergo e di andare a dormire in macchina.

L’esodo verso la costa era partito già dalle prime ore del mattino di ieri, anche se non tutti all’Aquila hanno voluto lasciare le loro abitazioni, nonostante le ripetute scosse che hanno ancora aggravato la situazione di molte case già lesionate.

Gli sfollati, mano a mano che sono arrivati, sono stati accolti dalle forze dell’ordine e dai volontari della Croce rossa. Molti non avevano vestiti e avevano bisogno di medicinali, che la Croce rossa sta cercando di fornire. Alcuni degli sfollati, sebbene alloggiati, in albergo hanno preferito dormire nella hall o nell’auto parcheggiata a poca distanza. Secondo Federalberghi, sono stati garantiti complessivamente circa 6.500 posti sulla costa per ospitare i terremotati nelle strutture alberghiere.

Non sono mancate, però, forme di sciacallaggio. Alcuni nomadi, spacciandosi per sfollati, hanno cercato di mescolarsi agli aquilani per poter usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive: per aggirare il problema sono stati mobilitati, in particolare, i carabinieri di Pescara, che, insieme agli albergatori, hanno suggerito ai cittadini bisognosi di accoglienza di mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della protezione civile di Pescara e dell’Aquila.

Tante le storie commoventi registrate in questi due giorni. Forse domani, a Pescara, nascerà Alice. La mamma Manuela insieme alla sua famiglia sono scappate da Pettino. Sono andati via dalla tendopoli di campo Colelli per trovare un letto in un posto sicuro all’hotel Serena Majestic, di Montesilvano.

Non è ancora nata Alice, ma è già scampata alla tragedia del terremoto. «Per adesso, devo pensare solo a lei», dice la mamma, «tutto il resto viene dopo».

La storia di Alice e della sua mamma regala una speranza ai 430 sfollati giunti a Montesilvano. Manuela, residente nel quartiere Pettino, alla periferia dell’Aquila, racconta l’apocalisse che ha vissuto: «Alla prima forte scossa delle undici siamo usciti in strada». Una corsa disperata lungo quattro piani di scale. «Ma alle scosse del terremoto, ormai, ci siamo abituati» dice «Da tre mesi all’Aquila la terra trema tutti i giorni: abbiamo imparato a convivere con il terremoto». Così, Manuela non è più tornata a casa sua: «La mia casa sta in un palazzo di circa vent’anni, una costruzione abbastanza recente, ma per stare più sicuri, io, mio marito e il mio primo figlio siamo andati a dormire a casa dei miei genitori, un appartamento al primo piano di un palazzo». Ma alle 3,32 della notte tra domenica e lunedì è scoppiato l’inferno: «Ho sentito un boato, un rumore fortissimo che non si può descrivere con le parole. Un rumore incredibile di cemento che crolla, di mobili che si spezzano in due e di vetri che vanno in frantumi. All’Aquila è come se le case fossero esplose. Si è spallato tutto».

«Spallato», è questa la parola usata dagli aquilani arrivati a Montesilvano per descrivere il disastro. Parla così anche un’altra sfollata, la signora Carolina che da una settimana dormiva vestita per essere sempre pronta a scappare.

C’è anche chi, ieri, si è spacciato per sfollato e ha chiesto una camera in albergo per farsi una vacanza a spese dello Stato: a raccontarlo è il comandante provinciale dei carabinieri, Giovanni Esposito Alaia.

I militari dell’Arma di Montesilvano ora censiscono tutti coloro che arrivano dall’Aquilano, per scoraggiare l’iniziativa dei giovani rom.