Albergo diffuso, c’è un coro di consensi

Tagliacozzo, un convegno per proporre un nuovo modello di sviluppo turistico per i centri storici
TAGLIACOZZO. Una partecipazione così entusiasta della città alla sua idea di recuperare il centro storico di Tagliacozzo per adibire le case a uso ricettivo, Marco Prosperi, ricercatore dell'Università di Roma "Tor Vergata", non se l'aspettava proprio. La sala convegni del Palazzo Ducale, dove il giovane architetto ha presentato il progetto, elaborato sotto la guida di un tagliacozzano doc: Franco Salvatori, direttore del Dipartimento di Storia dello stesso Ateneo romano, era stracolma di gente. E le attese non sono andate deluse. Il modello di sviluppo turistico proposto dal giovane ricercatore segna il definitivo superamento di quello avviato negli anni Settanta e che, per usare le parole del sindaco, Vincenzo Giovagnorio, ha «martorizzato questa meravigliosa città». Una speculazione selvaggia e la corsa sfrenata al profitto hanno fatto strame dei pregi architettonici di un centro storico tra i più belli d'Italia. Vedere finestre e infissi in alluminio al posto di quelli in legno pregiato di un tempo o facciate di case dipinte in rosso pompeiano è come un pugno in un occhio. Una condotta scriteriata dagli effetti devastanti: il centro storico si è spopolato e gli abitanti si sono trasferiti nella parte bassa della città, incrementando il patrimonio di costruttori d'assalto. Tagliacozzo, città a fortissima vocazione turistica, si è venuta così a trovare nelle condizioni di non potere assicurare agli ospiti un'adeguata ricettività Tanto che oggi molti di quelli che arrivano, dopo un giorno, vanno via. Il progetto del giovane ricercatore si prefigge un'inversione di rotta: recuperare le centinaia di case disabitate di "NzullaTera" riconvertendole in albergo di comunità, sull'esempio di Santo Stefano di Sessanio e di Matera. Con una differenza: lì proprietario e gestore dell'albergo è un imprenditore privato, Daniele Kihlgren, a Tagliacozzo invece proprietari della struttura saranno gli stessi proprietari delle case, ai quali andrà l'80% degli introiti, e a gestirla sarà una cooperativa. Il progetto prevede anche un modello di sviluppo turistico rispettoso dell'ambiente e "identitario", basato cioè sull'utilizzo di risorse locali. L'iniziativa ha ricevuto il plauso oltre che del sindaco e del consiglio comunale - dove maggioranza e opposizione si sono trovati d'accordo a istituire una commissione permanente di supporto all'attuazione del progetto - anche del direttore del Dipartimento Cultura e Paesaggio della Regione, Francesco Di Filippo. E ora che succederà? «Andremo avanti», risponde l'architetto Prosperi, che si dice «sorpreso» del coro di consensi, «con lo studio di fattibilità. Accerteremo quante case sono disponibili, il loro stato, il numero dei posti letto. Prima di Natale ci rincontreremo e faremo il punto della situazione».
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