«Albergo sicuro, io non chiudo»
Bellassai non molla. I vigili urbani prendono i nomi degli ospiti
L’AQUILA. «La mia struttura non è sotto la minaccia di una slavina. Per questo non la chiudo». Resto fermo sulle sue posizioni il titolare dell’hotel Nido dell’Aquila Roberto Bellassai: nonostante l’ordinanza con cui sabato scorso il sindaco Pierluigi Biondi ha disposto la chiusura momentanea della 17 bis, dal piazzale di Fonte Cerreto in direzione Montecristo, l’albergo gestito dalla sua famiglia è aperto e sta ricevendo i clienti che avevano già prenotato. Del resto, nella stessa ordinanza se ne dispone lo sgombero, ma viene chiarito che la struttura non è interessata dalla possibilità di un eventuale distacco valanghivo, ma semplicemente risulta non accessibile, visto che l’unica via d’accesso è stata interdetta sia al traffico veicolare che pedonale. Ieri alla porta dell’albergo si sono presentati i vigili urbani: «Hanno chiesto i nominativi dei clienti presenti, tutto qua. Del resto», afferma Bellassai, «anche gli avventori dell’hotel e del ristorante sono tranquilli, perché vedono coi loro occhi che non c’è alcun rischio. Io non torno indietro», sottolinea, «e continuo a lavorare, aspettando che arrivi la revoca dell’ordinanza. È chiaro a tutti che si tratta di un provvedimento eccessivo, all’interno del quale non doveva essere inserita anche la mia struttura, che non corre alcun pericolo. E poi l’altezza della neve, nei punti critici tenuti sotto osservazione, è addirittura diminuita, siamo a un massimo di 150 centimetri di altezza. Quando nel 2017 si sono staccate le tre slavine, l’accumulo nevoso superava i 5 metri». Ieri la commissione comunale per la valutazione del rischio valanghivo ha effettuato ulteriori misurazioni, nella località “Vene Rosse”, dove le recenti precipitazioni hanno fatto scattare l’allarme valanghe, che potrebbero riguardare la viabilità sottostante. L’ordinanza, che ha coinvolto anche il frequentato hotel Nido dell’Aquila e alcune abitazioni private, è finita sotto accusa da più parti: anche l’amministratore unico del Centro Turistico Dino Pignatelli l’ha definita avventata. Il 18 gennaio 2017, in concomitanza con il terremoto dell’Alta Valle dell’Aterno e la tragedia di Rigopiano, nell’area si staccarono tre slavine, che travolsero i tralicci dell’Enel e spazzarono circa 150 metri di bosco: alcuni rami degli alberi finirono nella strada sottostante, quella che ora è stata interdetta al traffico, e ci vollero mesi prima che la viabilità fosse ripristinata.
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