Alesse: l’Università motore della ripresa

27 Febbraio 2020

«Orgoglio, apertura, conoscenza, futuro» le parole chiave del rettore Annunciata l’apertura, tra 2 mesi, del centro congressuale di San Basilio  

L’AQUILA. Il primo segnale forte il rettore Edoardo Alesse lo ha dato subito, all’inizio del suo primo intervento da massimo dirigente dell’Ateneo in occasione, ieri, dell’inaugurazione dell’anno accademico. «Nonostante la forte preoccupazione a livello nazionale per il diffondersi del Coronavirus», ha detto in apertura, «non ho voluto annullare la cerimonia di oggi, ci sono dei momenti in cui le istituzioni, in contingenze difficili, devono dare segnali positivi e di responsabilità pur sempre nel rispetto delle competenze e dei comportamenti». Insomma l’Università non scappa, non arretra, resta in prima linea. E il collegamento con quello che accadde quasi 11 anni fa, dopo il terremoto, lo ha fatto lo stesso Alesse che si è definito “il rettore del decennale”: «Se nel 2009 l’Università avesse ceduto c’era il serio rischio che potesse cedere tutta la città». Il neo-rettore (entrato in carica nell’ottobre scorso) pur in una apparente semplicità (ha parlato senza toni enfatici e senza darsi arie da grande timoniere) ha rivendicato il ruolo centrale dell’Università nella rinascita materiale e socio-culturale dell’Aquila. Quattro le parole chiave: orgoglio, apertura, conoscenza, futuro. L’Ateneo insomma non è uno degli attori dell’Aquila contemporanea, è un pilastro dal quale non si può prescindere. E lo ha detto davanti alle massime autorità istituzionali locali: sindaco Pierluigi Biondi, assessore regionale Guido Quintino Liris, prefetto Cinzia Torraco, questore Gennaro Capoluongo, assessori comunali, altre autorità civili e militari e soprattutto davanti a docenti e studenti che sono parte fondamentale per la tenuta e la crescita di quella che è la più importante azienda del capoluogo (oltre 18.000 allievi e mille dipendenti per non parlare dell’indotto). Presenti anche il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi, il rettore del Gran Sasso Science Institute Eugenio Coccia, l’ex rettrice Paola Inverardi, il commissario alla ricostruzione del Centro Italia Giovanni Legnini. «Abbiamo tanti problemi», ha detto ancora Alesse, «e per me sarebbe facile attaccare la politica e fare delle lagnanze, evito di farlo in questa sede per parlare invece delle linee strategiche per l’oggi e il futuro».
EDILIZIA UNIVERSITARIA. Il rettore ha annunciato che al massimo tra due mesi sarà riconsegnato all’Ateneo e alla città il centro congressuale di San Basilio (nei pressi della sede di Scienze umane) dove il prossimo anno si svolgerà la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. La zona di viale Nizza diventerà quindi un altro grande polo universitario dentro il centro storico. Grazie alle case equivalenti passate di proprietà comunale, tutto il cuore della città potrebbe diventare una residenza universitaria diffusa attraverso il “Collegio di merito Ferrante d’Aragona”. Finora per ricostruire o ristrutturare le sedi d’Ateneo sono stati spesi circa 50 milioni, ma ce ne vorranno almeno altri 120 compresi quelli destinati al Diritto allo studio. Palazzo Carli, ex sede del Rettorato, una volta ristrutturato dovrebbe essere utilizzato per «valorizzare competenze e idee a elevato contenuto di creatività». Tutte le sedi dovranno avere la massima sicurezza, sismica ma non solo, ed è già stata avviata la rilevazione degli indici di vulnerabilità per giungere alla definizione della carta di identità degli edifici universitari.
DIDATTICA E LAVORO. Uno degli obiettivi immediati è «rafforzare le iniziative formative che rispondano alla domanda di lavoro prevedibile tramite accordi con le imprese, locali ed esterne, con le istituzioni, le organizzazioni sociali e gli altri potenziali datori di lavoro. Tutta l’offerta didattica dovrà inoltre essere caratterizzata da un grado crescente di apertura internazionale». SVILUPPO LOCALE. L’Università intende «intensificare i rapporti con il territorio circostante, perseguendo prevalentemente obiettivi di sviluppo locale, sia in risposta all’esigenza di contribuire alla ricostruzione materiale e immateriale sia al fine di rilanciare l’economia».
ISCRITTI. Dato il numero complessivo di docenti e la quantità e tipologia dei corsi di laurea, il numero di iscritti all’Università dell’Aquila (circa 18.000) «è assolutamente in linea con quelli di Atenei simili per tipologia e localizzazione e, considerate le norme attuali, le sue prospettive di crescita appaiono molto limitate».
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