«Alfio lasciato da solo, l’hanno ucciso»

23 Luglio 2015

La rabbia dei familiari del muratore che si è tolto la vita, accuse alle istituzioni. L’uomo ha scritto una lettera

PESCINA. «Alfio ha combattuto come un vero guerriero. La guerra l’ha persa alla sua ultima battaglia, quando si è ritrovato da solo, a braccia alzate, davanti a un plotone di esecuzione che ha vinto su di lui».

Massimiliano Bove è il cognato di Alfio Novembrini, il 44enne che si è tolto la vita a Pescina, in una proprietà della sua famiglia di origine. Tutta la sua disperazione Novembrini l’ha lasciata scritta in un biglietto, in cui si rivolge alla moglie per l’ultima volta. Uno scritto in cui chiede perdono e dove spiega che la mancanza di lavoro lo ha reso fragile. Un dramma che ha vinto su di lui, nonostante il grande amore che provava per Emma, sua moglie da più di 10 anni e per il figlio che aspettava da lei.

Originario di Pescina ma residente ad Avezzano da quasi 15 anni, il muratore ha tentato così di far capire le ragioni della sua angoscia, che alla fine lo ha portato al gesto estremo. Secondo il medico legale la sua morte risale a lunedì sera e non a domenica quando ha fatto perdere le tracce. «Mio cognato ha combattuto contro un sistema ingiusto, che ha oppresso lui come sta facendo con tante altre persone» va avanti Bove «ho la sua età e vivo nella sua stessa situazione. Quindi capisco cosa vuole dire avere a cuore una famiglia e non sapere come andare avanti. Ci siamo amati e odiati proprio come due fratelli. Ho cercato di aiutarlo in tutti i modi. Ma non è bastato. Alfio lo hanno lasciato solo. Non ha avuto il sostegno di nessuno, nessun aiuto dalle istituzioni. E così si è ritrovato da solo davanti al suo avversario, un plotone di esecuzione troppo più grande di lui e con grande onestà e dignità ha abbassato le braccia e si è lasciato uccidere. Abbiamo sempre trovato un punto in comune» conclude «e a lui adesso dico che tutto l’amore che avevo per lui lo riverserò su mia sorella e sul figlio che aspetta. Vivrò per loro e combatterò ogni giorno, ancora con più forza, affinché non manchi loro niente».

La crisi nella Marsica ha atterrato anche il settore dell’edilizia. Il lavoro è poco e spesso è in nero. Una situazione che angosciava Novembrini, da sempre gran lavoratore e che nella sua lettera spiega come non ha retto all’incertezza di non sapere se ce l’avrebbe fatta a mantenere quel figlio tanto amato. «Per me era un fratello» lo ricorda Paola Grascia, amica di famiglia da anni, «non ci sono le parole per spiegare la bontà di cui era capace questa persona. Ho avuto dei problemi e mi è stato sempre vicino. Una persona meravigliosa e umile, qualsiasi cosa gli si chiedesse era presente. Lui aiutava tutti ma nessuno è stato in grado di aiutare lui e il suo cuore immenso. Ancora non so come dirò ai miei figli piccoli perché Alfio non c’è più. Ho visto con i miei occhi» va avanti Grascia «lui e Emma donare agli altri l’ultima cosa che avevano, sempre solari e con affetto sincero. Per lui ho bussato a tante porte, ho portato curriculum, ho spiegato che persone dignitose che erano. Entrambi senza lavoro e nessuno che li aiuta. Ma niente, nessuno ha risposto alla mia continua richiesta. Nessuno ha mai aperto le proprie porte ad Alfio, nessuno lo ha aiutato. Neanche alla diocesi alla quale mi ero rivolta».

Novembrini lascia le sorelle Maria, titolare del bar Imperial ad Avezzano, Bina, che abita ancora a Pescina, la moglie Emma e i genitori Angelina e Lino.

I funerali saranno celebrati oggi alle 16 nella chiesa di San Giuseppe a Pescina.

Magda Tirabassi

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