All’Accord rifiuti elettronici da Roma

1 Febbraio 2018

L’azienda già operativa al Tecnopolo. Il direttore Baldarelli: sarà uno degli stabilimenti più grandi d’Europa

L’AQUILA. In un futuro non molto lontano, una parte significativa delle migliaia di tonnellate di rifiuti elettronici che ogni giorno vengono prodotti a Roma, potrebbe essere smaltita in Abruzzo. Accord Phoenix – l’azienda che si è insediata nel Tecnopolo aquilano – potrebbe diventare l’impianto capofila di una filiera regionale per il trattamento dei Raee provenienti dalla capitale. Non si tratta di un progetto da libro dei sogni, le trattative sarebbero già in fase avanzata, come spiega il direttore tecnico dello stabilimento, Francesco Baldarelli: «Abbiamo già avuto degli incontri con Ama e con la Regione Lazio e a breve si costituirà anche un Comitato tecnico che ci assisterà in questo percorso».
Lo stabilimento entrato in attività lo scorso novembre, dopo una lunga e tormentata fase di avvio, sarà inaugurato lunedì prossimo. Al taglio del nastro parteciperanno anche i rappresentanti del fondo di investimenti americano Orchard, che ha acquisito le quote di maggioranza della società finanziando l’apertura dell’impianto. L’investimento complessivo è di 45 milioni di euro, parte dei quali, circa 10 milioni, dati da Invitalia attraverso i fondi del 4% del terremoto.
«La presenza dei membri del fondo è per noi un motivo di grande orgoglio», afferma Baldarelli. «Il fondo ci ha supportato per quasi un anno, permettendoci di pagare i lavoratori anche quando la produzione era ferma. Ma i nostri ringraziamenti vanno anche alle autorità locali: la vigilanza molto rigorosa esercitata su di noi ci ha permesso di fare ulteriori investimenti migliorativi per circa 1,2 milioni di euro. Oggi possiamo dire che di impianti come il nostro, in Europa, ce ne se sono davvero pochi». Un’economia circolare del riciclo per arrivare a sostenersi economicamente. Ma Accord Phoenix avrà bisogno di un approvvigionamento costante di rifiuti da lavorare. La quantità prevista dall’autorizzazione è di 60 mila tonnellate l’anno, su diverse tipologie di codici Cer: si va da dispositivi elettronici come computer, stampanti, fotocopiatrici, modem, tastiere, smartphone, tablet, lampade e monitor, fino ai cavi elettrici. L’azienda sta dialogando con vari soggetti, sia pubblici che privati, per costituire una sorta di filiera del riciclo a chilometro zero. L’obiettivo è rivendere sul mercato, ad aziende locali, le materie prime estratte dal trattamento, riducendo al minimo la quantità di scarto. In tal modo, il rame, l’alluminio, il ferro o la plastica ricavate da vecchie fotocopiatrici o da usurati cavi elettrici potranno essere acquistate da imprese manifatturiere per essere usate, a loro volta, come materie prime per la fabbricazione di altri prodotti. Per facilitare l’incontro di domanda e offerta, l’azienda ha creato la piattaforma web Rigattiere 2.0. Tra le trattative in corso per accrescere la rete di fornitori c’è, appunto, quella con la Regione Lazio e il Comune di Roma, ma si sta cercando di raggiungere un accordo anche con il Comune dell’Aquila e l’Asm. Sul piano assunzioni, Accord Phoenix si è impegnata a riassorbire tutti gli oltre 140 ex dipendenti del vecchio polo elettronico rimasti da tempo senza lavoro. L’azienda, tuttavia, non vuole ancora sbilanciarsi sulla tempistica delle assunzioni: «Al momento non abbiamo ancora un cronoprogramma», dice il presidente Giuseppe Carrella. «Abbiamo una lista e rispetteremo gli impegni, ma le assunzioni andranno di pari passo con l’aumento della produzione. Prima di essere assunti, i lavoratori devono affrontare un percorso di formazione lungo e complesso».
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