Alla Coca Cola scatta la cassa integrazione
Il provvedimento riguarda tutti i 100 dipendenti. La Cgil: dall’azienda ci aspettavamo misure diverse
ORICOLA. La Coca Cola mette in cassa integrazione i 100 dipendenti dello stabilimento di Oricola e la Flai Cgil contesta: «Ci aspettavamo un trattamento diverso». Il sito industriale non è stato risparmiato dalla crisi causata dall’emergenza coronavirus. Per questo ha usufruito degli ammortizzatori sociali previsti dal decreto “Cura Italia” per gestire il periodo difficile. Per Marcello Pagliaroli, segretario provinciale della Flai-Cgil, l’azienda ha dimostrato «totale chiusura».
«Abbiamo sottoscritto, in linea con il protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro, accordi territoriali, e a fronte di una riduzione delle vendite e della chiusura del canale Horeca», ha precisato Pagliaroli, «abbiamo di comune accordo deciso di aprire la cassa integrazione ordinaria per l’azienda di Oricola con decorrenza 8 aprile e abbiamo condiviso l’utilizzo di strumenti volti a ridurre l’impatto della cassa, strumenti però insufficienti a compensare la perdita di reddito e l’impegno dei lavoratori di Coca Cola HBC Italia, pertanto abbiamo avanzato ulteriori proposte. Ci riferiamo alle richieste di integrazione al 100% della quota erogata dall’Inps e alla maturazione di tutti gli istituti diretti e indiretti del salario, richieste alle quali ci è stato risposto con un no».
La replica dell’azienda non si è fatta attendere. «Il dialogo costruttivo con le sigle sindacali, avuto sin dall’inizio dell’emergenza, ha permesso di mantenere la continuità produttiva nello stabilimento abruzzese, rispettando – e in alcuni casi anticipando – tutte le misure di sicurezza previste dal governo», ha commentato Matteo Butturi, responsabile relazioni industriali di Coca-Cola HBC Italia, «la situazione è critica: la chiusura del canale del Fuori Casa – che rappresenta circa il 40% del business – e la crisi economica legata all’emergenza sanitaria che limita il potere d’acquisto delle famiglie hanno forti impatti sull’intera filiera. Proprio per proteggere la sostenibilità del business nel futuro e con lo scopo di salvaguardare l’occupazione ben oltre i due mesi indicati dai decreti governativi relativi all’emergenza Covid-19, abbiamo sottoscritto diversi accordi quadro con le organizzazioni sindacali nazionali che prevedono un articolato piano sociale con molti istituti, oltre alla cassa integrazione, sulla base degli impatti generati dalla congiuntura economica sulle nostre attività, tra cui l’uso delle ferie ancora non maturate, la formazione on line, lo smartworking e la flessibilità. Stiamo valutando altre misure per limitare il gap salariale». (e.b.)
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