Alla Marelli pioggia di certificati medici

Oltre 80 gli operai in malattia mentre in fabbrica si attuano le misure di sicurezza. L’azienda: monitoraggio costante
SULMONA. Sono oltre 80 i certificati di malattia arrivati in queste ore all’ufficio del personale della Magneti Marelli, che resta ufficialmente chiusa, fatta eccezione per alcune linee produttive collegate alla Sevel a cui lavorano alcune decine di operai. La fabbrica sulmonese, che avrebbe dovuto riaprire i battenti dopo il turno delle 22 di domenica, è rimasta chiusa anche lunedì per consentire l’attuazione delle misure di sicurezza del metro di distanza e di sanificazione dei locali imposte dal governo a livello nazionale per prevenire la diffusione del coronavirus.
Non sono, però, mancate le proteste dei lavoratori, preoccupati per eventuali contagi del virus, coi sindacati decisi ad assecondare le loro richieste e che sembrano aver ritrovato una inaspettata unità. È stata diffusa in queste ore, infatti, da Roberto Pizzacalla della segreteria provinciale della Uilm una nota congiunta di Fim-Cisl, Uilm e Fiom-Cgil in cui si invitano «tutti i lavoratori ad astenersi dal lavoro fino a domenica, in attesa della messa in sicurezza e della riorganizzazione dei luoghi di lavoro». Ieri le organizzazioni sindacali hanno incontrato l’azienda per chiedere la corretta applicazione delle misure di sicurezza per il contrasto del Covid-19. «C’è un clima di totale confusione», rimarcano Fim, Uilm e Fiom, «ci sono operai che non sanno ancora se prendere servizio al turno serale delle 22. Per noi le priorità restano la sicurezza e la salute dei lavoratori. Anche la produzione per un gruppo ristretto di operai non ci sta bene e siamo pronti a proclamare lo stato di agitazione e a prendere le distanze dalle decisioni aziendali». Il clima quindi, è tutt’altro che tranquillo nello stabilimento che dà lavoro a più di 600 persone di tutto il territorio, con lo sciopero che era stato annunciato ieri che non ha avuto un gran seguito tra certificati di malattia e turni ridotti al minimo dalla stessa azienda. L’imperativo del Gruppo, infatti, è assolutamente quello di salvaguardare la salute dei dipendenti.
«Lo stabilimento è ufficialmente chiuso», spiegano dall’azienda, «perché l’obiettivo è quello di tutelare i nostri lavoratori in questa fase molto delicata. Nello stesso tempo dobbiamo mantenere la continuità della produzione, per quanto ai minimi termini, per il rapporto a doppio filo che ci lega con Sevel. È questo il compromesso su cui stiamo lavorando in queste ore e che prevede decisioni che possono variare di ora in ora, a seconda delle valutazioni del caso. Siamo di fronte a una situazione completamente nuova, che ci pone davanti interrogativi diversi ogni volta e che necessita di un monitoraggio costante. Per questo non è al momento possibile fare previsioni a medio o lungo termine».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

