Alla ricerca del castello di Pietraquaria

L’Archeoclub avvia rilievi topografici e propone scavi per trovare il borgo fortificato che sorgeva sul monte Salviano
AVEZZANO. In pochi forse sanno che il santuario della Madonna di Pietraquaria, protettrice di Avezzano, sorge in un’area dove un tempo esistevano un castello e un borgo fortificato. Ne sono una testimonianza i resti delle mura di cinta, di torrette, di incavi nella roccia, fossati difensivi, di una cisterna rettangolare medievale e di ceramiche. Il castello e il borgo, abitato da circa 500 persone, faceva parte della contea di Albe.
La battaglia di Tagliacozzo, nel 1268, con la sconfitta di Corradino, oltre a spezzare il sogno a lungo coltivato dagli Svevi di unificare l’Italia, segnò anche la fine dell’insediamento fortificato di Pietraquaria. Anche se non esistono documenti, sembra quasi certo che Carlo d’Angiò, per vendicarsi dei conti di Albe, che avevano parteggiato per Corradino, distrusse il borgo e gli abitanti furono costretti a spostarsi verso il Fucino e a insediarsi ad Avezzano. Nei primi anni del 1300, infatti, la chiesa di Santa Maria, che faceva parte dell’insediamento, appare col nome di Sante Marie del Monte di Avezzano, a riprova della sua appartenenza al feudo della città. La chiesa, dunque, continuò a essere utilizzata anche dopo l’abbandono degli abitanti del borgo. E nel 1779 la Madonna di Pietraquaria diventò la protettrice di Avezzano. Nel 1881, accanto alla chiesa sorse un convento cappuccini, fatto costruire da Torlonia. Oggi il Santuario è meta continua di pellegrini, ma dell’antico borgo fortificato se n’è persa la memoria.
Per l’Archeoclub della Marsica ciò è inaccettabile. «Non si può far cadere nell’oblio», rileva la presidente Laura Saladino, «un evento storico così importante. La fuga degli abitanti dal borgo, dopo la distruzione, ha comportato per Avezzano un notevole incremento demografico. Ignorarlo significa dimenticare il passato e un popolo che non ha passato non ha futuro».
L’Archeoclub, che tanti meriti ha acquisito in passato segnalando alla Soprintendenza alcuni tra i più importanti siti della Marsica, è determinata a sensibilizzare le istituzioni affinché venga finalmente valorizzato anche quello di Pietraquaria.
Nel corso di un convegno al Palazzo Torlonia, nel quale sono intervenuti, tra gli altri, il professor Giuseppe Grossi, che ha svolto un’interessante relazione sulla storia del borgo di Pietraquaria, e l’archeologo Carmine Malandra, l’associazione ha annunciato che preliminarmente verranno eseguiti dei rilievi topografici dell’area interessata. Dopo di che dovrebbe intervenire la Soprintendenza e dare avvio agli scavi.
Ma con quali risorse? Nè l’Archeoclub, che è un’associazione di volontariato, nè la Soprintedenza, nonostante la dottoressa Emanuela Ceccaroni, responsabile degli scavi nella Marsica, plaude all’iniziativa, dispongono dei fondi necessari per portare avanti il progetto.
«Allora», taglia corto il presidente emerito dell’Archeoclub, Umberto Irti, «occorre che del problema si facciano carico Enti pubblici e privati, a cominciare dal Comune di Avezzano. Come è avvenuto con l’Emissario di Claudio».
Il sito di Pietraquaria, per la sua valenza storica oltre che religiosa, non è meno importante dell’Emissario. C’è da sperare, dunque, che l’Archeoclub in questa occasione non venga lasciato da solo. Sapendo però quanto gli avezzanesi siano devoti alla Madonna di Pietraquaria, c’è da essere certi che faranno a gara perché l’iniziativa abbia successo.
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