Alla ricerca di Furfo, città sepolta Così si punta a riscrivere la storia

23 Luglio 2023

Presentato il progetto: l’obiettivo è svelare i misteri del centro vestino diventato un “Vicus” romano Secondo gli esperti potrebbero arrivare indicazioni decisive su come venne amministrato il territorio 

BARISCIANO. Sulla piana fra Barisciano e Poggio Picenze, non lontano dalla statale 17, c’è una “città sepolta”. Si chiama Furfo. Ora c’è un progetto dell’Università dell’Aquila (Dipartimento di Scienze umane), Soprintendenza archeologia-belle arti e paesaggio, British School di Roma e Comune di Barisciano per farla riemergere dalla polvere della storia. L’obiettivo è scavare l’area (oggi coltivata), dove un tempo c’era Furfo, per svelare i misteri di un luogo (sconosciuto ai più) che attraversa tre millenni. All’inizio fu un centro vestino, poi nel terzo secolo avanti Cristo i romani ne fecero un “Vicus”. Furfo sopravvisse fino almeno al XII secolo quando fu costruita la chiesa di Santa Maria di Forfona oggi diruta e abbandonata. Dopo la fondazione dell’Aquila, a metà XIII secolo, il borgo sparì dai radar della storia fino al progetto di oggi. Della riscoperta di Furfo ne hanno parlato ieri, nella sala consiliare del comune di Barisciano, Francesco Maria Cifarelli e Simone Sisani, docenti dell’Università dell’Aquila, Alberta Martellone, archeologa della Soprintendenza, Stephen Kay, manager della British School. L’incontro è stato coordinato dal sindaco di Barisciano, Fabrizio D’Alessandro.
L’IMPORTANZA DI FURFO
Ma perché è importante scavare per ritrovare una città di cui si sa pochissimo? Secondo gli esperti Furfo potrebbe riservare molte sorprese e dare indicazioni decisive su come i romani, dopo la conquista, amministrarono il territorio. Il professor Sisani ha spiegato che i romani quando arrivarono, scelsero come “capitale” (prefettura) Peltuinum (oggi nei pressi di Prata d’Ansidonia). Crearono poi due “sottocapitali” (Pagi) a presidio della Valle dell’Aterno e di quella del Tirino: Aveia (a ridosso dell’attuale Fossa) e Aufinum (vicino a Capestrano). I centri “minori” furono detti Vici, assimilabili alle “moderne” frazioni dei Comuni. Furfo era un Vicus e quindi in teoria non dovrebbe avere un grande interesse per storici e archeologi. Ma qui sta il “giallo” da svelare. Ci sono infatti antiche iscrizioni che ci dicono che a Furfo non c’erano dei semplici funzionari romani (oggi diremmo burocrati) ma anche dei magistrati (gli aediles della Lex Aedis Furfensis), e questo in “contrasto” con quanto si sa finora di tutti gli altri vici dell’Italia antica. Dunque un Vicus “anomalo”. Gli scavi potrebbero svelare un tempio, le terme, e chissà quant’altro.
LE TRACCE
Ma quali sono le tracce che fanno sperare in scoperte che potrebbero cambiare la storia del territorio aquilano? L’area di Furfo è stata oggetto di attenzione da parte degli studiosi sin dagli anni Ottanta del Novecento i quali sono riusciti, è stato detto «a perimetrare le aree occupate dal Vicus e supporre la presenza di un circuito difensivo». Subito fuori dall’area del Vicus è conservato l’unico resto monumentale ancora visibile. Si tratta di una fontana. Nella parete destra c’è un’iscrizione – databile al I secolo avanti Cristo – con la dedica della struttura da parte di quattro “magistri”. Da una zona prossima allo stesso Vicus proviene poi l’iscrizione nota come “Lex Aedis Furfensis” databile al 58 avanti Cristo. Il testo, ricordando la dedica di un tempio a “Iovis Liberi Furfone” riporta testimonianze sul ruolo stabilito dalla “Lex Sacra” per il Vicus di Furfo – con i suoi aediles – nel governo delle cose del tempio. «L’identificazione del luogo di provenienza dell’iscrizione e dunque la localizzazione del tempio» è stato sottolineato «sarebbe un risultato di altissimo livello, anch’esso obiettivo del progetto».
ALTRE INDAGINI
Il progetto punta inoltre a “indagare” sia l’originale insediamento vestino che il borgo medievale il quale doveva trovarsi intorno ai ruderi ancora visibili della chiesa. Per arrivare a scavare ci vorrà del tempo: serviranno analisi e studi per approfondire la conoscenza del sito.