Allarme amianto, sui tetti 35mila metri quadri di eternit

Chiusa l’indagine della polizia locale, da 25 anni tanti capannoni sono fuorilegge Dossier al ministero dell’Ambiente per sollecitare la rimozione del materiale
AVEZZANO. Circondati dall’amianto che copre decine e decine di capannoni industriali, artigianali e di privati in città e nelle periferie: sotto i nostri occhi distratti si annida un pericoloso potenziale di rischio per la salute pubblica che ammonta a ben 35mila metri quadrati di lastre di eternit. Numeri certificati dal nucleo ambiente e territorio della polizia locale – guidato dal capitano Adriano Fedele, con il coordinamento del comandate Luca Montanari – a chiusura di una lunga indagine che ha preso il via dopo un esposto alla procura della Repubblica e numerose segnalazioni dei cittadini. E che ha portato a 38 sanzioni amministrative da 1.721 euro l’una.
Pezzo dopo pezzo, il nucleo della polizia locale ha messo insieme il corposo dossier, che ora prenderà la via del ministero dell’Ambiente – tramite la Regione – con un ritardo sulla tabella di marcia di oltre un quarto di secolo: la legge nazionale che dettava le nuove regole a tutela della salute pubblica, disattesa da decine e decine di proprietari di siti con il pericoloso amianto (al bando perché cancerogeno), infatti, risale al 1992. A 27 anni fa.
Un lasso di tempo passato invano, dove le uniche bonifiche degne di nota in tutti questi anni sono state due: l’ex zuccherificio di via Trara, classificato come uno dei siti più pericolosi dell’Abruzzo, e l’ex falegnameria nel quartiere San Rocco. Ora il vento, non quello che fa volare le pericolose particelle di amianto, sta cambiando: l’indagine che ha portato alla scoperta dei 35mila metri quadrati di capannoni e siti industriali e artigianali coperti di amianto, anche se il quadro non è definitivo, non si è esaurita con la preparazione del dossier per il Ministero, ma si è sviluppata anche nella convocazione dei proprietari delle strutture, chiamati a esibire la documentazione sullo “stato di salute” dei tetti.
Il quadro emerso nei controlli ha evidenziato una situazione di altissimo rischio. Le coperture di decine e decine di capannoni sottoposti alle verifiche di rito sono state definite perlopiù «friabili e altamente volatili» dai tecnici che hanno sollecitato la rimozione attraverso il ricorso a ditte specializzate, «senza indugio e comunque non oltre un anno».
L’operazione ha coinvolto anche gli specialisti dell’Arta (Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente). La stragrande maggioranza delle verifiche ha accertato la mancanza di certificazione che ha fatto scattare le sanzioni amministrative e l’avvio delle procedure per la rimozione delle pericolose lastre di amianto che coprono i capannoni mettendo a rischio la salute dei cittadini. Ma solo una decina di proprietari si è messa in regola.
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