Allarme scuole, meno 600 iscritti

Calo delle nascite e spopolamento. Del Biondo (Cgil): servono azioni politiche
L’AQUILA. Il prossimo anno scolastico ci saranno circa 600 alunni in meno nella scuole della provincia dell’Aquila. Calo delle nascite e spopolamento stanno condizionando le aree interne, con ripercussioni pesanti sul numero degli iscritti e tagli all’organico dei docenti. L’allarme arriva dalla segretaria generale della Flc Cgil Miriam Anna Del Biondo che afferma: «va elaborato un progetto sistemico». Ieri si è svolto l’incontro con l’Ufficio scolastico provinciale. «Al di là dei dati tecnici che ci sono stati comunicati, discendenti da parametri inadeguati al territorio, come spesso denunciato, quello che si evince chiaramente», sottolinea Del Biondo, «è ancora una volta la lenta, inesorabile perdita di iscrizioni nelle nostre scuole. Il dato significativo è che su circa 600 unità in meno di iscritti e iscritte nelle nostre scuole, circa 350 ricadono sulla scuola dell’infanzia e sulle zone più interne del territorio provinciale. Le situazioni di sofferenza più impegnative, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, si registrano nelle aree interne e gravano su presidi scolastici già sottodimensionati o che si avviano a esserlo. E non usiamo a caso la parola presidio. Riteniamo, infatti, che la presenza delle scuole nelle aree interne sia fondamentale per la tenuta sociale dei territori». I territori maggiormente colpiti sono Valle Peligna, Alto Sangro, Piana del Cavaliere, Pescasseroli. «Un minor numero di iscritti si declina, quando si è fortunati e non si procede alla chiusura», aggiunge Del Biondo, «nella formazione delle pluriclassi nelle scuole di territori più interni e disagiati, che vuol dire minore esigibilità del diritto allo studio. Ce lo ha ben mostrato la pandemia cosa vuol dire studiare nelle aree interne non raggiunte da servizi adeguati. È una situazione a cui stiamo finendo per abituarci e che non trova risposte organiche e progettuali da parte della politica». La Flc Cgil e la Cgil hanno più volte denunciato l’urgenza del problema, «chiedendo agli attori politici di aprire tavoli tecnici dedicati e dichiarando massima disponibilità alla collaborazione per l’elaborazione di un progetto sistemico, ma le nostre richieste non sono mai state accolte. L’espressione aree interne è tra le più usate e abusate», conclude Del Biondo, «ma questa presenza altisonante nella terminologia elettorale non si è ancora declinata in azioni prioritarie nell’agenda della politica».

