Allevatori: «Legge da modificare o chiudiamo tutti»

24 Giugno 2016

Comitato spontaneo ricevuto dall’assessore regionale Pepe La norma del 2014 impone paletti difficili da rispettare

L’AQUILA. Il comitato spontaneo di allevatori che si è costituito nell'Aquilano nelle scorse settimane è stato ricevuto nella sede del consiglio regionale dall'assessore regionale all'agricoltura Dino Pepe. Nel corso dell'incontro il comitato ha chiesto modifiche o comunque una graduale applicazione, concordata con gli operatori del settore, della legge regionale 4 gennaio 2014, numero 3 «in materia di tutela e valorizzazione delle foreste, dei pascoli e del patrimonio arboreo della regione Abruzzo». Questa normativa, secondo gli allevatori, rischia di far chiudere centinaia di imprese, in particolare quelle che portano gli animali sui pascoli montani. La legge sulla carta recita: «La Regione promuove la tutela e la valorizzazione delle risorse forestali e dei pascoli, la loro gestione sostenibile e multifunzionale, con particolare riguardo ad obiettivi di: miglioramento e tutela dell'assetto idrogeologico del territorio; tutela del paesaggio; mantenimento e incremento della biodiversità; tutela degli ecosistemi forestali dalle avversità abiotiche e biotiche e dagli incendi boschivi; tutela delle aree di rilevante valore ambientale; sviluppo delle aree montane e interne attraverso la promozione dell'economia forestale e delle filiere dei prodotti della selvicoltura e del pascolo, nonché dei prodotti secondari del bosco; tutela e sviluppo dei sistemi silvopastorali, ivi compresi la tutela tecnica ed economica dei beni silvo-pastorali dei comuni e degli altri enti pubblici».

Tutela tutti meno chi sulla montagna ci vive e ci opera da sempre (e soprattutto non cementifica). E’ noto che le leggi sono fatte da burocrati che come alcuni preti sono poco avvezzi “all'odore delle pecore” per citare Papa Francesco. Il pastore, che storicamente vive in simbiosi con la montagna, attraverso quella legge viene ingabbiato in orari fissi di lavoro, in lotti pascolativi assegnati da rispettare al centimetro, in richieste “poco flessibili” di effettuazione di lavori di spietramento delle aree montane, di risistemazione di muretti in pietra e bonifica di sentieri. Il pastore che nell'immaginario collettiva è l'uomo solitario sui monti con il suo gregge, oggi deve diventare capo di una impresa con decine di dipendenti: chi guarda le pecore con turni di sei-otto ore, chi monta recinti elettrici, chi toglie i sassi, chi tiene i vari registri che dall'Europa, alla Regione, al Comune, al Parco e vari uffici – che qualcosa devono pur fare – chiedono in continuazione, chi guarda i cani per evitare che diano fastidio all'escursionista che deve “godere” dell'ambiente incontaminato e non va disturbato. Persino lavorare la materia prima (latte in particolare) sul posto è diventato un problema (alla faccia dei prodotti tipici locali e del fiume di parole che si spendono in convegni e seminari con assaggini finali). Il comitato spontaneo di allevatori sottolinea positivamente il fatto che l'assessore Pepe e il suo staff si siano detti disponibili ad approfondire le problematiche e a trovare le soluzioni.

Ora si aspettano i fatti. (g.p.)