Alloggi Piano Case: due anni tutto gratis e controlli zero

24 Giugno 2016

Ecco com’è nato il “buco nero” delle abitazioni post-sisma C’è chi ha bruciato i contabilizzatori per non pagare il gas

L’AQUILA. Un vecchio detto recita: a caval donato non si guarda in bocca. E infatti quando il Comune a fine marzo 2010 ricevette in “dono” gli alloggi del Piano Case nessuno pensò ad approfondire un po’ di più la questione e a verificare eventuali difetti sia nella costruzione che nel sistema impiantistico. Molti aquilani (e chi li rappresenta nelle istituzioni) si sono comportati come quel bambino un po’ dispettoso che quando gli regali un giocattolo per un’oretta ci gioca e si fa prendere dall’entusiasmo poi a un certo punto si stufa e se va bene lo butta in un angolo (se va male lo distrugge). In realtà se si esaminano le vicende del Piano Case e della loro gestione si scopre che gestione “vera” di fatto non c’è mai stata. Oggi sappiamo che per gli anni che vanno da metà 2010 a inizio del 2013 nessuno si è preoccupato di far pagare un canone (di affitto o per spese condominiali), nessuno ha mai sollecitato il pagamento delle bollette di acqua, gas ed elettricità, nessuno ha mai controllato come sono stati installati i contabilizzatori . Dalle relazioni contenute in una delibera di giunta comunale del 3 giugno 2016 si legge: «Sono state riscontrate una serie di criticità nella lettura dei consumi attraverso i contabilizzatori: presenza di contabilizzatori rotti, o guasti, o installati erroneamente, possibilità che siano stati manomessi temporaneamente, assegnatari diversi da quelli riportati nella banca dati, sostituzione dei contabilizzatori nel corso del periodo di garanzia con alterazione della registrazione dei dati dei consumi, in molti casi i contabilizzatori hanno subìto delle manomissioni quali la rottura delle sonde di temperatura di mandata e ritorno, la rottura dei pulsanti per accedere ai menu, il taglio dei cavi di collegamento, in un caso (Coppito 2) i contabilizzatori sono stati addirittura bruciati tramite esposizione alla fiamma viva». Dalla delibera si evince «che almeno il 32 per cento dei contabilizzatori non sono funzionanti». Per più di due anni negli alloggi Case e nei Map si è vissuto come se tutto fosse dovuto in base a quella cultura in cui ci sono i diritti ma non ci sono i doveri. La colpa della politica – e questo non lo dice il giornalista a cui il dolore del 2009 ha bruciato il cervello e che non ha di meglio da fare che gettare fango sulla città come viene ripetuto spesso nei meandri oscuri di palazzo Fibbioni, ma la Corte dei Conti – è di non aver mai provato a mettere un freno al “tutto gratis per tutti” e quando lo ha fatto i buoi erano scappati dalla stalla. Scrive la Corte dei Conti in una recente e nota sentenza a carico di amministratori e dirigenti comunali: «Consta infatti che, a dispetto della natura cogente delle richiamate disposizioni comunali, in cui era prevista tassativamente ed espressamente la necessità di pagamento dei “canoni” e delle “quote”, a pena di decadenza all’assegnazione degli alloggi in caso di morosità dei beneficiari, nessuno si adoperò affinché: a) fosse realizzata ed aggiornata una anagrafe degli assegnatari con la lista dei relativi pagamenti; b) fossero così individuate le situazioni di morosità; c) fossero attuate le opportune iniziative volte a sollecitare il pagamento di quanto dovuto; d) fossero intraprese le conseguenti azioni anche a carattere sanzionatorio». Nulla di nulla insomma.

Conclude la Corte dei Conti: «L’inerzia dell’amministrazione comunale è perdurata per circa due anni. Sino al momento in cui gli uffici comunali non furono “pressati” dalle puntuali iniziative e sollecitazioni della Guardia di Finanza (e dalla correlata trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei conti), il pagamento dei canoni di compartecipazione e delle quote condominiali restò rimesso, in pratica, alla buona volontà dei singoli assegnatari, senza che nessuno nel Comune si preoccupasse di individuare analiticamente le situazioni di morosità e di adottare le decisioni conseguenti». Ma la storia della mala gestione del Case non finisce qui.

4/continua