Alluvione e pericoli, inchiesta a Canistro

Esposto dei residenti in Procura: «Dopo dieci mesi nessun intervento per la sicurezza, ogni volta che piove è un incubo»
CANISTRO. A ogni acquazzone torna la paura. A dieci mesi dall’alluvione che ha colpito Canistro, un gruppo di residenti ha presentato un esposto in Procura. Perché pochissimo è stato fatto per mettere in sicurezza torrenti e fossi. La magistratura ha aperto un’inchiesta contro ignoti. L’alluvione si è verificata il 14 ottobre dello scorso anno e ha colpito Luco, Tagliacozzo e diversi centri della Valle Roveto, causando danni per milioni di euro, in particolare a Canistro. Due le vittime, a Tagliacozzo e Civitella Roveto. La bomba d’acqua causò molte frane e lo straripamento dei due torrenti che attraversano Canistro, il Rio Sparto e la Mola. Tra una passerella e l’altra di politici regionali, locali e rappresentanti della Protezione civile, era stata garantita una una serie di interventi. Finora il Genio civile ha provveduto solo alla parziale sistemazione del ponte in via Mola vecchia. I massi trasportati dalla corrente nell’ottobre scorso sono ancora nel fiume, come è stato evidenziato nell’esposto dei residenti, per non parlare del fango e dei detriti depositati sul fondo. «Siamo continuamente in allerta», dichiara Pierluigi Mariani, uno dei residenti , «non dormo più, mia figlia piccola è terrorizzata e la Regione latita nonostante la presidenza del Consiglio dei ministri gli abbia delegato la messa in sicurezza dei due torrenti». Alcuni firmatari dell’esposto si sono rivolti all’avvocato Berardino Terra. «Confida nel pronto intervento degli enti regionali e nazionali», afferma il legale, «e ciò in quanto i torrenti interessati dall’alluvione non risultano ancora messi in sicurezza e la gente del posto ha paura soprattutto con l’avvicinarsi della stagione autunnale». (r.rs.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

