Aloisio a D’Alfonso: c’è già una legge per salvare il rugby

La Polisportiva L’Aquila: «Da 5 anni la Regione ci deve dare 150 mila euro». A Troiani: i nostri giocatori non sono di “cartone”
L’AQUILA. Era il 28 agosto scorso, quando il presidente del Comitato regionale della Federugby, Giorgio Morelli, convocava intorno a un tavolo tutte le società aquilane: L’Aquila Rugby Club, Gran Sasso, Polisportiva Paganica, Vecchie Fiamme Old, Polisportiva L’Aquila Rugby ed Experience School. Aveva visto lungo il presidente, perché da allora, nel giro di mese, la situazione che auspicava non si verificasse, è diventata invece realtà.
Neppure l’intervento del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha rasserenato l’ambiente: L’Aquila Rugby Club, anche se domani dovesse scendere in campo, ha sempre un grosso problema: il debito di 940 mila euro.
E all’intervento di D’Alfonso, che vuole convocare, sempre intorno a un tavolo, le istituzioni, gli imprenditori e le società rugbistiche, replica Francesco Cecco Peppe Aloisio, consigliere della Polisportiva L’Aquila Rugby ed ex deputato: «Ricordo a D’Alfonso che la nostra società è in attesa da 5 anni dell’erogazione del contributo di 150 mila euro, stanziato dalla legge regionale che ha l’obiettivo di finanziare le società dilettantistiche ai massimi livelli, come pallavolo, pallanuoto, basket e rugby. Se vuole aiutare veramente la pallaovale, non solo aquilano, ma anche di Pescara, Teramo, Chieti, serbatoi inesauribili e preziosi per L’Aquila, basta che decida di rifinanziare quella legge. E siamo arrivati secondi, come Polisportiva, nel bando regionale del 2013 per il ripristino e il miglioramento delle infrastrutture sportive. Ma non si è visto un soldo. Ho l’impressione che intorno a questa crisi del rugby, e dello sport in generale», afferma Cecco Peppe, «molti parlino senza conoscere. Il problema non è la Rugby Club – che tra l’altro ci ha “rubato” dal sito la pagina della nostra storia di 80 anni, mentre loro hanno solo tre anni di vita, e questo si chiama “furto di identità” – ma tutto il movimento del rugby, compreso la Gran Sasso, società virtuosa, che milita in serie A. Noi abbiamo sopportato il debito di 210 mila euro nei confronti della Rc e tre giorni fa siamo andati noi dal sindaco (e non ci ha chiamati lui), gli abbiamo consegnato i cartellini dei nostri giocatori di “cartone”, come li definisce il coach Vincenzo Troiani, e gli abbiamo detto “facci quello che ti pare”. E a proposito di dimissionare i “vecchi dirigenti”, come ci ha invitato a fare e ci ha definiti Troiani, lui dice che bisogna partire delle formazioni Under 6 per dare un futuro al rugby aquilano», sottolinea Aloisio. «Noi lo stiamo facendo da anni. Forse non siamo noi a doverci dimettere... Perché la società Rc, nata tre anni fa dall’Aquila 1936, non ha futuro: nessun imprenditore si stringerebbe in un abbraccio mortale».
«La Polisportiva, che è L’Aquila Rugby, è la prima a fare formazione: abbiamo squadre dall’Under 6 all’Under 18 e giocano nell’Elite nazionale, non nei tornei regionali. E anche noi senza alcun aiuto economico. Una trasferta dell’Under 18 costa quanto una di Serie A o di Eccellenza. Definire i nostri ragazzi di “cartone”, e mi riferisco a Troiani, non è bello per un allenatore nei confronti dei giovani. Anche se finalmente il coach riconosce quello che la Polisportiva ha chiesto come condizione di prestito degli otto giocatori: la garanzia ai ragazzi di giocare un campionato con una rosa adeguata nel numero e nei ruoli», afferma Cecco Peppe. «Troiani ha capito che la nostra preoccupazione non è di tipo economico, ma esclusivamente rivolta ai ragazzi».
Infine, agli imprenditori: «Se investono nei settori giovanili – e la Polisportiva L’Aquila Rugby è ai massimi livelli – è un investimento; se ripianano i debiti è un atto di mecenatismo. L’Aquila Rc non ha né un piano economico, né tanto meno sportivo».
E per la Regione: «Dovrebbe dotarsi di un assessorato allo Sport, con uffici, risorse e progetti specifici».
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