Alpeggio, gli allevatori contro il Parco

Il comitato: «Errato non anticipare il pascolo, si eliminerebbe l’erba secca che favorisce gli incendi»
L’AQUILA. Il Comitato spontaneo allevatori insorge a seguito del diniego dell’autorizzazione per l’anticipazione della monticazione (trasferimento degli armenti dalle zone di pianura ai pascoli di alta quota) rilasciato dalla Regione e contesta che il Parco Nazionale del Gran Sasso non abbia motivato il parere con riferimento al reale stato del “cotico” erboso e delle condizioni dei terreni pascolivi che per la stagione risulta essere in anticipo di 25 giorni. «Gli agronomi ed esperti universitari», dicono, «hanno rilevato che l’introduzione degli animali al pascolo oltre i 1.200 metri non causa danni alla biodiversità delle aree del Parco, anzi si colloca nel completamento dell’habitat con la partecipazione integrata attiva con l’ecosistema». Il Comitato «precisa che anche per la prevenzione degli incendi la monticazione in questi giorni, sarebbe necessaria anche ad altitudini più elevate in quanto il materiale secco è abbondantissimo (arbusti, cespugli, cardi ed infiorescenze secche) e facilita incendi. Il Parco ha sempre ostacolato le attività di pascolo sui terreni ricadenti all’interno del perimetro aggravando le condizioni socioeconomiche degli allevatori». Il presidente aggiunge che «già la scorsa stagione estiva è stata eccezionalmente siccitosa e ha determinato la penuria di fieno con prezzi insostenibili a 35 euro al quintale per cui l’anticipazione della spostamento in alpeggio degli animali è necessaria e soddisfa il benessere animale contemplato quale elemento prevalente del contesto ambientale. Il Parco riceve finanziamenti per i programmi Natura 2000 che prevedono la riduzione dei termini di monticazione dei capi degli imprenditori agricoli che stanno scomparendo. Dal sisma sono state chiuse oltre 30 imprese agricole con le conseguenze che si riverberano anche sulla produzione di prodotti a km 0, quindi la politica del Parco è contraria ai princìpi di solidarietà con malcelati obiettivi di corretta attività di conservazione dell'ambiente. Gli allevatori di pecore e vacche aquilani sono stati rispettosi dell'ecosistema del Gran Sasso e hanno esercitato l'attività di allevamento prima della creazione del Parco che risulta non essere gestore del territorio. Il Comitato ha tentato un colloquio con il Parco ma quest’ultimo non ha mai avuto un confronto costruttivo e tende a “controllare” le attività non oggetto di programmi forieri di finanziamenti per l’ente».
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