Altri 3 morti. Biondi: ospedale da campo

Il sindaco allerta Protezione civile ed esercito: «Siamo in una maxi-emergenza». Pazienti senza ossigeno chiamano il 118
L’AQUILA. Si rialza la curva dei contagi in città, con 62 nuovi casi, e la provincia dell’Aquila tocca i 224 contagi accertati in un giorno. Ieri si sono contati altri tre decessi. Il San Salvatore è sotto pressione, come confermano i primari di Terapia intensiva e Malattie infettive, rispettivamente Franco Marinangeli e Alessandro Grimaldi. Il sindaco Pierluigi Biondi chiede l’allestimento di un ospedale da campo, per alleggerire il carico di lavoro del Pronto soccorso. Intanto nelle farmacie cittadine scarseggiano le bombole di ossigeno per la terapia domiciliare e deve intervenire il 118, come spiega il responsabile del servizio Gino Bianchi.
DECESSI. Tre vittime con Covid dal bollettino regionale. Si tratta di Antonina Mattiozzi, di 89 anni (i funerali sono stati fissati stamani alle 11 nella chiesa di Coppito alla sola presenza dei familiari più stretti), Albina Calabrese di 97 anni (oggi alle 15 l’addio nella chiesa di San Pio X al Torrione, con le medesime modalità) e Aldo Pettinari di 78 anni. Per quest’ultimo i funerali non sono stati ancora fissati.
MARINANGELI E GRIMALDI. «La crescita della curva dei contagi viene seguita costantemente e già nei prossimi giorni procederemo con il potenziamento dei servizi». Il primario di Rianimazione e Terapia intensiva Franco Marinangeli è appena uscito da una riunione operativa e parla di «forte pressione», a causa della diffusione del virus, sia sull’ospedale aquilano che su tutta l’Asl. Il primario di Malattie infettive Alessandro Grimaldi sottolinea che «molti pazienti vengono curati a casa, almeno quelli stabili e senza crisi respiratorie, a causa della carenza di posti. Vengono monitorati e, se accusano problemi più gravi, come dispnea, devono essere necessariamente ricoverati. In due mesi, nel mio reparto siamo arrivati a 110 ricoveri». Reparti saturi e lunghe attese per i ricoveri, fino a 8 ore, denunciano i pazienti, costretti a restare all’interno delle ambulanze parcheggiate sul piazzale del Pronto soccorso. BIONDI. Una situazione non tollerabile, per il sindaco Biondi, che ha scritto al direttore generale dell’Asl Roberto Testa, ai vertici della Protezione civile e al prefetto Cinzia Torraco. «Mi giungono continue sollecitazioni», spiega il sindaco, «da parte dei cittadini per disagi ormai insostenibili legati a due importanti criticità, l’effettuazione di tamponi Covid e i tempi di intervento delle autoambulanze del 118 in seguito a chiamata. Mentre sul primo aspetto il sottoscritto ritiene di non avere titolo a intervenire direttamente, in considerazione del fatto che si tratta di attività correlate alla medicina della prevenzione in capo all’Asl (a meno di specifici progetti su fette di popolazione fragili), il secondo problema è evidentemente il più importante perché espressione di una comprensibile impossibilità dell’ospedale e del pronto soccorso di far fronte a una situazione che non ha nulla più di ordinario ma che, viceversa, ha assunto tutte le caratteristiche di una maxiemergenza». Per il primo cittadino, «il motivo dei comprensibili ritardi delle autoambulanze nel far fronte alle richieste degli utenti è legato al fatto che il Pronto soccorso non riesce a far fronte al numero crescente di ricoveri, motivo per cui i mezzi rimangono bloccati all’esterno del nosocomio con il paziente a bordo. Si configura, pertanto, un problema non più e soltanto sanitario, ma di ordine pubblico e sociale, che richiede immediata attenzione». Per questa ragione il sindaco Biondi chiede di «assumere iniziative straordinarie quali, ad esempio, la realizzazione di un ospedale da campo all’esterno dell’ospedale a cura della Protezione Civile o dell’Esercito in cui i pazienti possano essere collocati in attesa di visita, ciò in modo da liberare le ambulanze e permettere loro nuovi trasferimenti».
BIANCHI. «Stiamo ricevendo chiamate da pazienti», dice il responsabile del 118 Gino Bianchi, «che seguono terapie a domicilio con la necessità di ossigeno, compresi pazienti Covid che stanno seguendo le cure a casa. Nelle farmacie sono state esaurite le bombole d’ossigeno e i rifornimenti non arriveranno prima di due o tre giorni. Quindi, interveniamo noi per portare le bombole a domicilio. Anche questo è un segnale della grave fase di emergenza».
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