Altri 7 giorni di sciopero per ricevere gli arretrati

La strategia dei sindacati per tutelare i lavoratori in lotta per la difesa del posto Pagliaroli (Cgil): inaccettabile che l’impresa abbia disertato il summit in Regione
CANISTRO. Altri sette giorni di sciopero per chiedere alla proprietà di pagare i conti in sospeso. I lavoratori della Santa Croce sono stanchi, ma determinati. Non li fermano il vento e la pioggia.
Sono sempre lì nel presidio all’ingresso di Canistro con la polizia e i carabinieri che vigilano. Al loro fianco c’è tutto il paese. Mamme, nonni e tanti bambini. Anche ieri pomeriggio, nonostante il maltempo, non hanno abbassato la guardia e sono scesi di nuovo in strada per gridare con tutta la loro voce al patron della Santa Croce Camillo Colella, che deve dare loro tutte le spettanze prima di portare via le materie prime e i macchinari dallo stabilimento.
Dopo l’assemblea della scorsa settimana le parti sociali erano riuscite a convincere tutti i 75 dipendenti del sito. Lo scontro di lunedì era stato molto duro e per questo bisognava al più presto trovare una soluzione.
La migliore era quella di permettere a Colella di portare via parte delle 500 pedane cariche di acqua e dei mezzi in cambio dell’intero versamento di 245mila euro del fondo di previdenza complementare Alifond e dei soldi trattenuti dalla busta paga dal 2012 a oggi, dell’anticipo del 50 per cento del trattamento di fine rapporto, del pagamento dell’anticipo della cassa integrazione del mese di settembre e della conferma della chiusura della procedura di mobilità.
Sembrava cosa fatta e invece Colella la mattina è arrivato in elicottero nello stabilimento pretendendo di portare via buona parte delle materie prime e dell’acqua senza però ottemperare a quanto richiesto dall’accordo ma limitandosi a pagare solo l’anticipo della cassa integrazione. Da lì tutto è crollato.
All’incontro in Regione il patron della Santa Croce non si è presentato, ma ha presentato una denuncia contro i lavoratori per lo sciopero illegittimo, mentre la Regione Abruzzo si è rivolta alla Procura della Repubblica di Avezzano per chiedere l’immediato sequestro dello stabilimento. Le parti sociali e i lavoratori hanno deciso di continuare a lottare. Da ieri è ripartito lo sciopero che andrà avanti fino a sabato 12. In questo modo pensano di limitare i danni.
«Abbiamo deciso di andare avanti da quando Colella non si è presentato al tavolo in Regione con il vicepresidente Giovanni Lolli e il sottosegretario Mario Mazzocca», ha commentato Marcello Pagliaroli della Flai-Cgil tra i lavoratori del presidio. «Nonostante avessimo accettato l’offerta non ha preso parte all’incontro rimettendo tutto in discussione. Siamo ancora entro il 75esimo giorno dal licenziamento e per questo auspichiamo che con la Provincia si faccia l’ultimo tentativo tra le parti per richiedere la mobilità. In questo modo, almeno, si potrà fare l’ultimo tentativo di utilizzare gli ammortizzatori sociali anche in vista della cancellazione che scatterà a partire dal 2017».
Le bandiere dei sindacati che segnalano il presidio continuano a sventolare per il forte vento e i lavoratori iniziano ad aprire gli ombrelli per ripararsi dalla pioggia.
Qualcuno porta dei caffè e una parola di conforto per i padri di famiglia che stanno lottando per difendere il loro futuro. A mezzanotte vanno tutti a casa. Oggi ci si riposa e domani si ricomincia a combattere nella speranza di poter trovare appigli per una ventata di ottimismo.
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