Altri quattro casi sospetti al San Salvatore

21 Marzo 2020

Si tratta di due pazienti anziani, uno di 87 anni e uno di 78 anni, e poi uno di 63 anni e un altro di 36

L’AQUILA. Ci sono altri quattro casi sospetti ricoverati al San Salvatore dell’Aquila due giorni fa. Ieri si era sparsa la voce che si potesse trattare di quattro medici impegnati in prima linea a fronteggiare l’epidemia, ma almeno per due dei pazienti l’allarme è rientrato, perché si tratta di due persone che hanno un’età avanzata, una del 1933, un’altra del 1942. Altre due invece, sono una del 1957 e una del 1984.
Quella di ieri è stata comunque una giornata stabile – anche se sempre in piena emergenza – dal punto di vista del movimento degli ingressi in ospedale. La preoccupazione è sempre legata alla mancanza di posti letto e anche di medici specializzati. Quelli che stanno operando sono allo stremo, costretti a turni di almeno 12 ore. Per gli infermieri va anche peggio, perché si parla di turni da 12-14 ore.
Intanto sale a 450, in Abruzzo, il numero delle persone contagiate da coronavirus: 65 più di giovedì, in base alle analisi svolte dal laboratorio di Pescara anche attraverso l'Istituto Zooprofilattico di Teramo. Di questi 450 nuovi casi, 4 appunto fanno riferimento alla Asl Avezzano-Sulmona-L'Aquila, anche se le generalità dei contagiati restano ignote perché né l’azienda sanitaria né il Servizio Prevenzione e Tutela della Salute della Regione forniscono questo tipo di informazioni.
Prosegue, intanto, la consegna, da parte della Protezione civile, delle mascherine e degli altri dispositivi di protezione individuale.
Ieri mattina alla Asl dell’Aquila sono arrivati 3.750 pezzi, soprattutto mascherine di tipo FFP2, ma anche tute, copriscarpe, guanti e cuffie.
L’approvvigionamento e la distribuzione di questo materiale, tuttavia, continua a essere ancora troppo bassa rispetto al fabbisogno del personale medico e sanitario, che continua a lavorare in condizioni che non rispettano gli standard di sicurezza previsti, come denunciano da giorni sia i sindacati che l’Ordine provinciale dei medici.
Questi ultimi, dopo gli allarmi lanciati, sono passati alle vie di fatto inviando una diffida a firma dell’avocato Rossella Ferrara, del foro di Chieti, per conto della Confederazione italiana medici ospedalieri (Cimo) Abruzzo, ai direttori generali delle quattro Asl.
Diffida che si aggiunge a quella presentata due giorni fa dalla Cgil dell’Aquila, che ieri ha inviato una lettera chiedendo l'estensione dei tamponi a tutti gli operatori, anche agli asintomatici, delle strutture sanitarie, sia pubbliche che private (di queste ultime per quelle che sono rimaste aperte naturalmente).(v.p.-r.c.)
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