Altro bimbo nato con il parto indolore E c’è chi si prenota

8 Maggio 2016

Il reparto Maternità scommette tutto sull’analgesia per far aumentare le nascite e scongiurare la chiusura

SULMONA. È il parto indolore il futuro del reparto Maternità che scommette sull’analgesia per far crescere il numero delle nascite e scongiurare la chiusura. Dopo il primo parto con gas Levopan con cui è venuto alla luce il piccolo Leonardo, a poche ore di distanza è arrivato il secondo neonato figlio della rivoluzionaria tecnica in Abruzzo. Un altro maschietto sulmonese di cui la famiglia preferisce difendere la privacy, ma che ha alimentato gli entusiasmi del personale del reparto. Suffragato anche dalla telefonata di una giovane mamma dell’Aquila che – dopo aver saputo della pratica dell’analgesia – ha chiesto di poter far nascere il suo bimbo all’ospedale dell’Annunziata. «Speriamo che questa tecnica ci consenta di tornare ai livelli di una volta nel numero dei parti», interviene Berta Gambina, capo ostetrica dell’ospedale, «noi ce la stiamo mettendo tutta per invertire la rotta e far tornare le persone a partorire qui».

L’analgesia offre alle future mamme la possibilità di gestire il parto in autonomia e senza sofferenze, grazie a una miscela gassosa composta a metà da ossigeno e protossito d’azoto. Un analgesico, dunque, e non un anestetico per veicolare il più possibile il messaggio del parto come fenomeno naturale e non traumatico. In pratica le partorienti, adeguatamente preparate dal personale, vengono fornite di una mascherina da cui decidono in autonomia quantità e tempo di erogazione del gas che allevia il dolore e che viene poi facilmente smaltita dai polmoni. Un’opportunità che sta cambiando le sorti già di altri punti nascita in Italia, come quello di San Marino, condannato anch’esso alla chiusura, dove in pochi mesi si è registrato un picco di 150 parti. Numero lontano dagli appena 50 registrati a Sulmona in questi primi mesi dell’anno, che confermano il trend dei 197 del 2015 e dei 247 del 2014, meno della metà della soglia minima dei 500 da raggiungere per ottenere la salvezza.

Obiettivo per cui sta lottando il personale medico e paramedico da tempo, tra mancati investimenti su personale e macchinari e la continua minaccia di chiusura che non ha fatto altro che aumentare la disaffezione delle mamme nei confronti della Maternità sulmonese.

Ha pesato sul calo drastico dei parti, anche la collocazione del reparto, che si trovava nella parte vecchia e inagibile dell’ospedale, ora però trasferito nell’ala nuova.

Federica Pantano

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