Ambulante travolto e ucciso Libero l’ubriaco al volante

Tatangelo era ai domiciliari. Provvedimento revocato: non c’è pericolo di fuga I funerali di Olindo Di Salvatore si terranno nella frazione di Casali d’Aschi
GIOIA DEI MARSI. È tornato libero Orazio Tatangelo, che domenica notte ha investito e ucciso Olindo Di Salvatore, 63 anni, lungo la strada statale 83 Marsicana. L’allevatore, 67 anni, era stato posto ai domiciliari su disposizione del pubblico ministero di turno, Ugo Timpano, per omicidio stradale e lesioni. Dalle analisi effettuate subito dopo lo schianto era stato accertato che aveva un tasso alcolemico di 2,08. Ma il provvedimento è stato revocato perché non ci sarebbe pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
Intanto sarà la dottoressa Simona Ricci a eseguire l’autopsia. La famiglia di Di Salvatore, assistita dall’avvocato Berardino Terra, ha incaricato come proprio consulente Giuseppe Stornelli. Non appena sarà terminato l’esame la salma sarà riconsegnata alla famiglia per i funerali che, come già annunciato, si terranno a Casali d’Aschi all’aperto per permettere a tutti di partecipare. Il paese, frazione di Gioia dei Marsi, fin dalla notte della tragedia si è stretto intorno alla moglie dell’ambulante Fortunia, ai figli Carmine e Gloria e al suo unico fratello Adelmo Di Salvatore, medico e dirigente del Serd dell’Asl. Domenica l’ambulante aveva servito panini e bibite alla festa patronale di Casali d’Aschi. Poco dopo è arrivata la notizia dell’incidente. Di Salvatore stava procedendo lungo la statale 83 quando ha visto un’auto in panne ai bordi della strada. È sceso all’altezza del bivio che porta a San Venanzio di Gioia dei Marsi per prestare soccorso a Rocco Contestabile, 27enne di Ortucchio, quando improvvisamente è arrivato il fuoristrada guidato da Tatangelo che lo ha travolto e ha colpito anche William Di Renzo, 39 anni, di Lecce nei Marsi. Di Salvatore è morto sul colpo, Di Renzo è rimasto ferito e ha una prognosi di 8 giorni. «Quell’auto, caricata a vino, birra e altri alcolici, ha travolto Olindo, ha colpito nel cuore Adelmo, e ha ferito noi, che gli siamo amici e colleghi nell’impegno per costruire un mondo con tanti più abbracci e sempre meno brindisi», ha scritto l’associazione dei club alcologici territoriali. «Non è sbagliato fermarsi di notte a soccorrere chi è in difficoltà con l’auto in panne. Non è sbagliato dedicare una parte importante della propria vita a contrastare e cercare di prevenire le sofferenze conseguenti al bere. Il destino sa essere particolarmente beffardo e crudele. Di fronte alle domande che salgono alla mente, quattro parole ritornano, il sintetico testamento di un grande uomo che ci è maestro: “vi prego di continuare”. Forza Adelmo, ti vogliamo bene».
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