Amianto, via i primi 25mila metri quadri

23 Marzo 2020

L’operazione di rimozione e smaltimento ha riguardato finora decine di capannoni, tra cui anche un’ala della Burgo

AVEZZANO. Supera quota 25mila, sui sessantamila censiti, il numero dei metri quadrati di coperture in amianto bonificati in città, periferia e area del nucleo industriale negli ultimi due anni. Con le ultime operazioni di rimozione e corretto smaltimento sotto il controllo del reparto di tutela ambientale della polizia locale – guidato dal capitano Adriano Fedele – decine di capannoni sono stati finalmente liberati dal pericoloso “killer invisibile”, i cui disastrosi effetti sulla salute pubblica si avvertono a lungo termine.
L’azione a tutto campo del reparto della polizia locale, potenziato negli ultimi mesi dal comandante, Luca Montanari, proprio per velocizzare l’azione di controllo a tutto campo a tutela della salute pubblica, ha prodotto risultati encomiabili: il 40 per cento dei capannoni e delle strutture coperti dalle pericolose lastre in cemento-amianto, in gran parte deteriorate) sono state oggetto dell’operazione di rimozione portata avanti dal Comune.
L’ultima struttura coperta, con 1.400 metri quadrati di lastre in amianto, lungo via XX Settembre è stata smantellata in questi giorni sotto il controllo degli agenti della polizia locale. L’operazione di bonifica è stata messa in cantiere anche alla cartiera Burgo, nell'area del nucleo industriale, dove, dopo la procedura di caratterizzazione delle lastre, l’azienda ha provveduto alla bonifica di un’ala della copertura in eternit, mentre per non fermare la produzione industriale, il resto del materiale, oltre 17mila metri quadrati complessivi, verrà smaltito in più scaglioni.
Pezzo dopo pezzo, quindi, l’operazione città liberata dall’eternit, seppur con molti anni di ritardo (la messa al bando dell’amianto in Italia è scattata con la legge n. 257 del 12 marzo 1992), viaggia verso l’agognata meta, anche se la partita non è ancora chiusa definitivamente. Non mancano, infatti, i furbetti dello smaltimento, ovvero quei cittadini che, per smantellare le pericolose coperture adottano procedure artigianali, senza ricorrere ad aziende specializzate, esponendosi a seri rischi per la propria salute e smaltendo le pericolose lastre in zone periferiche o in luoghi semi nascosti. Per reprimere quel fenomeno che, oltre al rischio di inquinamento dell’ambiente, scarica il costo dello smaltimento dell’amianto sulle casse del Comune, quindi della collettività, la polizia locale ha fatto ricorso alle foto-trappole piazzate nelle zone più gettonate dai furbetti dell’amianto.
Ora si attendono i risultati sperati. La battaglia a tutela della salute e dell’ambiente, quindi, viene attuata a tutto campo, mentre la caccia alle coperture in amianto pericolose è sempre aperta.
E finora la pressante azione degli uomini del reparto tutela dell’ambiente della polizia locale nei confronti dei proprietari di capannoni e aziende coperte dalle lastre di amianto, oltre alla rimozione dei primi 25mila metri quadrati di materiale, ha fatto affluire oltre 250mila euro nelle casse dell’Azienda sanitaria locale.
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