Amiternum, la variante che divide

Viaggio lungo il tracciato della strada dell’Anas che ha l’ok della Soprintendenza. Ma Italia Nostra si oppone
L’AQUILA. C’è un luogo nelle vicinanze della città che è un bellissimo libro di storia. Salendo su un qualsiasi cocuzzolo lo sguardo si perde verso la zona dove i Sabini, popolo preromano, su piccole alture costruirono i loro villaggi. I romani, che li sconfissero, pian piano scesero in basso – dove oggi ci sono il teatro e l’anfiteatro – e fondarono una grande città, Amiternum, di cui vediamo solo poche (se pur significative) tracce perché la gran parte dell’antico abitato è stato sepolto dalla polvere dei secoli. E poi le catacombe dei primi cristiani, i Longobardi (le cui impronte sono ovunque), le scorribande saracene, il castello dei Normanni (intorno all’anno mille) e via via Svevi, Angioini, Spagnoli.
IL LUOGO. Quel luogo è San Vittorino, fino al 1927 frazione di Pizzoli oggi dell’Aquila. Per guardare questo tesoro di storia, arte, tradizioni basta andare proprio su quello che resta di un castello normanno. Lo si raggiunge ansimando un po’, ma da lì si apre un mondo: Arischia, Marruci, Pizzoli, Colli di Barete, Preturo, Coppito, il fiume Aterno. In fondo, guardando verso Nord-Ovest, un po’ minacciosa, la sagoma del cementificio di Cagnano proprio in questi giorni al centro di polemiche e, tutt’intorno, i segni di una crescita urbanistica che negli anni ha ferito profondamente il territorio con costruzioni sorte un po’ ovunque e profili architettonici di dubbio gusto. In questo posto si dovrebbe discutere di tutela, valorizzazione dei tesori d’arte, sviluppo ecocompatibile, parco naturale o archeologico, ricettività, occupazione legata al turismo che è tra le poche risorse su cui puntare. Qui però i turisti si vedono al massimo il sabato e la domenica concentrati soprattutto su teatro e anfiteatro romano. Un mordi e fuggi che non ha mai creato un vero circuito economico virtuoso. Nel centro storico del borgo, in una pur assolata mattina di gennaio, anche i residenti sembrano svaniti. Eppure San Vittorino non è fuori dal mondo. È a cinque minuti di macchina dall’Aquila, ancora meno da Pizzoli. Di fatto è al confine del Parco nazionale Gran Sasso-Laga, una sorta di porta che immette a paesaggi per larghi tratti incontaminati.
QUALE FUTURO. Se l’obiettivo per immaginare il futuro non è arte, storia e natura, su cosa si dovrebbe puntare? Sembra che la soluzione di tutti i mali sia una nuova strada che l’Anas, dopo aver ottenuto il via libera dalla Soprintendenza, vorrebbe realizzare proprio alle spalle del teatro romano. La parola magica, usata e abusata negli ultimi anni, è variante. In questo caso una variante alla statale 80 per eliminare (almeno sulla carta) il tratto che dalla rotonda su cui si innesta la viabilità realizzata in occasione del G8 nel luglio 2009, porta al Cermone dove nel frattempo sarà posizionata un’altra rotonda per facilitare l’accesso a chi arriva da Preturo.
IL NO ALLA VARIANTE. A opporsi alla variante (larga circa 25 metri tutto compreso e lunga poco più di un chilometro) è Italia Nostra. Giovanni Cialone, esponente dell’associazione ambientalista e abitante di San Vittorino, da mesi è in prima linea per fermare quello che definisce un «inutile scempio». Secondo la Soprintendenza (che pure ha fatto sondaggi archeologici senza – pare – trovare nulla di significativo) l’eliminazione dell’attuale tratto della statale 80 permetterebbe di «ricollegare» teatro e anfiteatro in modo da rendere meglio fruibile quel pezzo di area archeologica. Ma secondo Cialone questo non avverrà. «Il tratto attuale», dice, «dovrà comunque restare per l’accesso alla viabilità locale. Noi invece proponiamo di allargare leggermente l’attuale statale 80; per collegare teatro e anfiteatro si può realizzare un sottovia o un cavalcavia – da inserire bene nel contesto ambientale – come passaggio pedonale». Ma in verità, a parte Italia Nostra, quest’ulteriore ferita a un territorio tanto ricco di tesori del passato non sembra infiammare gli animi della popolazione locale. Non ci sono comitati, né si sono viste proteste eclatanti. Intanto l’Anas ha pubblicato il bando e ora si aspetta l’aggiudicazione. Italia Nostra, nel frattempo, oltre ad aver scritto a tutte le autorità possibili e immaginabili affinché fermino l’opera, ha presentato anche un esposto alla magistratura e pare che i carabinieri del nucleo di tutela ambientale abbiano chiesto ad Anas e Soprintendenza chiarimenti rispetto alle contestazioni degli ambientalisti (che sono varie e dettagliate). Per ora non si può parlare di un’indagine vera e propria.
IL COMUNE. L’ultimo tentativo Italia Nostra lo ha fatto con tutti i consiglieri comunali dell’Aquila ai quali ha inviato a fine dicembre una lettera in cui, fra l’altro, è scritto: «Oggi si è ancora in tempo per salvare Amiternum e ridisegnare una viabilità alternativa che è possibile ed è stata più volte segnalata; una viabilità extraurbana che ripercorra strade esistenti rettificandole e risparmiando anche denari pubblici. Il Comune ha voce in capitolo perché la nuova strada, seppur per limitata estensione, dovrebbe passare attraverso terreni di uso civico di San Vittorino mai assoggettati a mutamento di destinazione d’uso. Inoltre le indagini archeologiche non hanno interessato il contesto e sono approssimate e incomplete e la variante per due terzi si trova in zona A1 del piano paesistico Ambito fiume Aterno e rientra nel decreto ex Galasso». Il consiglio comunale, grazie a un ordine del giorno che porta la firma della consigliera Carla Cimoroni, ne discuterà martedì. Un passaggio da cui si capirà se il Comune quella variante la vuole oppure no.
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