Amori, negozi e usanze in quella piazza sparita

12 Gennaio 2023

La piazza San Bartolomeo, da molti ritenuta erroneamente cattedrale, così chiamata poiché in posizione centrale si ergeva la chiesa omonima, sorta su un antico tempio pagano: l’edificio sacro era a...

La piazza San Bartolomeo, da molti ritenuta erroneamente cattedrale, così chiamata poiché in posizione centrale si ergeva la chiesa omonima, sorta su un antico tempio pagano: l’edificio sacro era a tre navate e aveva, lateralmente, il campanile, la base del quale ancora oggi è ben visibile. La facciata, sosteneva l’ingegner Tommaso Orlandi (già dirigente dell’ufficio del Genio civile e profondo conoscitore di Avezzano), si ispirava alla chiesa di San Bernardino dell’Aquila. L’interno conteneva, oltre all’altare maggiore, ben undici minori arricchiti da dipinti. Dietro l’altare maggiore c’era la sacrestia, la Casa della compagnia di San Rocco, l’Oratorio e la Casa della compagnia del Santissimo Sacramento. Adiacente, anche un piccolo cimitero ove, fino all’editto napoleonico di Saint- Cloud, venivano inumate le salme degli avezzanesi. Uscendo dalla chiesa, sulla destra, dapprima la sede delle Suore Trinitarie (la Congregazione fu fondata da Maria Teresa Cucchiari alla quale il cardinale Marcantonio Colonna affidò l’incarico di educare e istruire la gioventù femminile del luogo) poi al piano terra del Palazzo Marimpietri (che era anche sede della Sottoprefettura e aveva ospitato, per ben due volte, il Re di Napoli Ferdinando II di Borbone) era situata una delle tre farmacie avezzanesi. Piazza San Bartolomeo, l’agorà avezzanese, era considerata – insieme alla contigua piazza Umberto I – una specie di passerella serale per i tipi d’ogni specie: la coppia di fidanzati guardati a vista dagli arcigni genitori, la signora appartenente alla borghesia terriera pronta ad esibire il suo ultimo tallieur, gli spasimanti che consumavano scarpe nel monotono andirivieni nella segreta speranza di essere notati dalla ragazza agognata, il sensale o mediatore (con calze rosse e calzoni alla zuava) nell’attesa dei clienti, il signorotto con il suo panciotto e la sua paglietta acquistata al negozio di Modestino Seritti; l’Avezzano dei primi anni del secolo, insomma, rappresentava un microcosmo che aveva i suoi cardini e i suoi incrollabili punti di riferimento, nella farmacia De Bernardinis e nel Bar Centrale di proprietà di un certo Mascigrandi. La parte antistante la chiesa di San Bartolomeo era delimitata da colonnine in pietra, tre delle quali sono ancora visibili nell’attuale Largo Pantano, sulle quali i ragazzi si divertivano con il popolare gioco detto Zómba la quàjia. La piazza era circondata da una serie di superbi palazzi tra i quali quello del Rebecchino, sede di un circolo ricreativo dei benestanti della città: avanti, spesso, veniva eretto un palco ove si esibiva la famosa banda musicale del maestro Emidio Castrucci. Si notavano, poi, altri notevoli edifici dei notabili della città: Ferrini- Marimpietri, Marrama, Mascioli, Raynaldi. Su impulso di Luigi Marino, per iniziativa dell’Istituzione centenario del Terremoto della Marsica, con l’imprescindibile avallo dell’amministrazione Municipale e la collaborazione della Sovrintendenza ai beni archeologici e con un cospicuo contributo economico di Gianni Letta, nel 2015 furono iniziati scavi per riportare alla luce le vestigia di ciò che fu la chiesa di San Bartolomeo: ostacoli d’ordine burocratico e finanziario impedirono poi la prosecuzione dei lavori. La lodevole iniziativa del Comune di Avezzano di portare a termine il rifacimento della storica piazza non può ora che rallegrare quanti apprezzano quel poco che rimane della città scomparsa quel tragico mattino del 13 gennaio 1915.
(* storico avezzanese)
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