Anatra zoppa, l’opposizione ci crede

Comune, si attende l’udienza del 6 dicembre. Le mosse in caso di ribaltone. Attacco alla giunta sui debiti fuori bilancio
L’AQUILA. C’è chi aspetta il 24 dicembre. E chi, invece, sta già facendo il conto alla rovescia per il 6. Giovedì, mentre il capo dello Stato riaprirà all’Aquila la chiesa delle Anime Sante, a Roma il Consiglio di Stato terrà l’udienza sulla famigerata anatra zoppa, cioè la richiesta di ribaltone elettorale da parte dei ricorrenti del centrosinistra. L’opposizione ha impugnato la decisione del Tar che ha ritenuto inammissibile la richiesta di riconteggio e riassegnazione dei voti di 11 seggi. Che il grande giorno, in un senso o nell’altro, stia per arrivare, lo si nota dalle fibrillazioni politiche, da sinistra a destra.
GUERRE INTESTINE. «Sedute sospese per mancanza del numero legale, gettoni di presenza accaparrati per consigli-lampo. La maggioranza è allo sbando, dilaniata da guerre intestine che ne stanno pregiudicando l’azione amministrativa, che mai è stata così lacunosa e inconcludente». L’attacco è di Pierluigi Iannarelli, segretario di Sinistra italiana. «La sete di potere e di poltrone, ben remunerate, sta lacerando una maggioranza di incapaci, visto che si sono dimostrati inadeguati a gestire la cosa pubblica. Non c’è un settore dove le cose vanno nel verso giusto, in ambito sportivo è una tragedia, L’Aquila calcio e L’Aquila rugby fallite, la piscina Verdeaqua chiusa, a Piazza d’Armi è tutto fermo, dell’Urbanistica e del Piano Regolatore non si hanno notizie, di demolizioni dei capannoni abusivi non si parla, in ambito opere pubbliche è solo un tirare a campare di natura clientelare, ovvero qualche metro di asfalto messo qua e là, le politiche sociali sono confuse e ideologiche, fatte esclusivamente per inseguire i diktat salviniani, l’assessorato alla Cultura scambiato per il Grande Fratello». «Sarebbe auspicabile», prosegue Iannarelli, «in primis per il bene della città, ma anche per loro stessi, che si ponga fine a questo scempio. È indecoroso e imbarazzante che personaggi eletti con 90 voti tengano in ostaggio la città e la stiano trattando in questo modo. L’Aquila, con tutte le sue problematiche, meriterebbe più rispetto. La destra, a 18 mesi dalla vittoria, si è dimostrata incapace di guidare il Comune e i suoi esponenti dovrebbero dimettersi».
CONTI IN ROSSO. I consiglieri del Passo possibile Americo Di Benedetto, Paolo Romano, Elia Serpetti, Emanuela Iorio, Antonio Nardantonio replicano al sindaco sui debiti fuori bilancio. «Andrebbe fatta», scrivono, «una riflessione più approfondita e veritiera. Vantare l’iscrizione dei pignoramenti tra i debiti fuori bilancio come risultato politico dipinge lo stato di salute di un’amministrazione che sfrutta ogni occasione per uscire dall’angolo nel quale è ormai stretta e niente più. I conti necessitano di un’attenta analisi di cassa più che di competenza. Il riconoscimento dei debiti fuori bilancio, già pagati per atti imperativi, non è un atto politico di cui essere orgogliosi, è solo pura operazione di automatica ragionieria. Altro è il giusto contemperamento tra le entrate di cassa da gestioni extratributarie e le spese correnti non istituzionali (Progetto Case). È su queste operazioni che bisogna prestare attenzione che, ahinoi, ancora è poca». I consiglieri chiedono «un’azione di controllo sugli equilibri finanziari dei nostri conti. Si è riusciti a trasformare una variazione di bilancio in un documento di programmazione elettorale. Le variazioni devono essere fatte entro la fine di novembre dell’anno corrente, ma con la sola prospettiva di spendere il variato entro la fine dello stesso: i 325mila euro per “Lavori di straordinaria manutenzione” all’Ater di Preturo o i 100mila del campo di Coppito, saranno impossibili da realizzare entro il 31 dicembre».
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