Anche Buzzanca getta la spugna e chiude la pizzeria

L’AQUILA. Stavolta ad abbassarsi è una saracinesca di peso. Quella di Percorsi di gusto, di Marzia Buzzanca, (nella foto) pizzaiola di fama nazionale, che il 20 aprile chiuderà definitivamente il suo...
L’AQUILA. Stavolta ad abbassarsi è una saracinesca di peso. Quella di Percorsi di gusto, di Marzia Buzzanca, (nella foto) pizzaiola di fama nazionale, che il 20 aprile chiuderà definitivamente il suo locale, in via della Croce Rossa, per trasferirsi in Trentino, dove gestirà il ristorante di una storica azienda vinicola. La città perde un altro pezzo importante. Buzzanca era stata tra le prime a riaprire, dopo il sisma del 2009. Ma la frase con cui ha dato l’addio all’Aquila, in un post su Facebook, lascia l’amaro in bocca: «Le parole sono pietre. Chi usa le parole senza dare un peso alle stesse e non pensa alle conseguenze, non merita nemmeno di essere considerato. Il mio prossimo obiettivo è la serenità e questo può accadere solo migliorando la qualità della vita. Il che si può ottenere soltanto con un grande cambiamento». E ancora: «Penso che L’Aquila sia ormai una città finita dove le istituzioni, invece di aiutarti, ti intralciano con la burocrazia. Alla fine devi prenderne atto e dire: se non servo a niente, me ne vado». La sofferta decisione per Buzzanca, che proprio domani parteciperà alla 42ª edizione della 50TopPizza 2019, già vincitrice del premio D’Amico, arriva alla vigilia dei 55 anni. «All’Aquila ho dato molto. Ho riaperto la pizzeria dopo il sisma, perché credevo nella rinascita. Abbiamo fatto cene con grandi cuochi, eventi per animare il territorio, ma non è stato sufficiente. La politica non ascolta e non aiuta». Un annuncio che ha lasciato di stucco i tanti frequentatori del locale e che ha fatto risalire la soglia di allarme sulla città che rischia di perdere pezzi. Troppe difficoltà, lamentano i negozianti. Appena qualche giorno fa la Confcommercio aveva lanciato un appello alla politica suffragato da dati sconfortanti relativi alla chiusura di 4-5 attività in centro, dove a gettare la spugna è persino chi aveva aperto grazie ai fondi del bando Fare centro.
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