Angelone: «Non sono l’agnello sacrificale» Resa dei conti vicina

9 Febbraio 2019

Il destino della giunta Casini appeso alle elezioni regionali E il sindaco attacca: «Da un anno siamo ostaggio di Pingue» 

SULMON A. Solo il risultato del voto regionali e i conseguenti riposizionamenti dell’esercito dei candidati del centro Abruzzo, più di venti in un territorio che non vanta densità abitative e numeri demografici della costa, sancirà la fine o un’altra rinascita dell’amministrazione Casini. Se quest’ultima ipotesi ora sembra quanto mai lontana, in politica si sa, tutto è possibile e un accordo dell’ultimo minuto può far tornare tra i ranghi anche i consiglieri dissidenti. Come il giovane Fabio Pingue, candidato in una lista civica a sostegno di Giovanni Legnini, che ha ritirato l’appoggio alla giunta facendo dimettere il suo assessore alla Protezione civile, Trasporti e Ricostruzione (solo per citare alcune deleghe), Antonio Angelone. «Io non sono stato un agnello sacrificale», tiene a precisare l’ormai ex assessore, «certo mi spiace non poter dare più risposte concrete ai cittadini che ogni giorno mi sottoponevano i loro problemi. Ora, però, non potrei tornare sui miei passi, anche perché ho paura che la gente non lo capirebbe e potrei essere accusato di attaccamento alla poltrona». In verità, nel momento del suo insediamento quella “poltrona” era appannaggio dei Socialisti nella grande coalizione civica che ha portato la Casini a vincere nel 2016. Ma sono stati gli stessi Socialisti, con gli storici esponenti Armando Sinibaldi e Domenico Taglieri ad aver dichiarato in queste elezioni regionali l’appoggio alla candidata dell’Udc Marianna Scoccia. Una mossa che ha lasciato “solo” il giovane Pingue, che ha ritirato il suo assessore, ma che ha declinato l’ennesimo appello dei consiglieri di minoranza a firmare le dimissioni contestuali per mandare a casa la Casini. Un gesto non compreso nemmeno dall’opposizione che potrebbe ora scegliere altre strade nel momento in cui potrebbe essere Pingue ad aver bisogno dei consiglieri di minoranza. «Per ora non posso tornare sui miei passi, dopo il 10 febbraio tutto cambierà e valuteremo il da farsi», chiosa Angelone ringraziando il sindaco per gli apprezzamenti fatti al suo lavoro. Dal canto suo, se la Casini ha chiesto «all’uomo Tonino» di tornare sui suoi passi, riserva parole più dure nei confronti di Pingue, che «la tiene ostaggio da circa un anno». «Malgrado ormai da mesi sia costretta ad una continua instabilità politica, che ha comportato inevitabili rallentamenti nell’azione amministrativa, ho portato avanti il mio impegno di sindaco con responsabilità e trasparenza», interviene. «Ho tentato di aprire la scorsa estate una fase storica diversa, sulla garanzia della mia neutralità e indipendenza amministrativa, che non possono essere messe in discussione e non possono essere lette come rinuncia ai miei diritti politici e di espressione». Domani notte si saprà il risultato delle elezioni regionali e a quel punto si conoscerà anche il destino della giunta Casini.
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