Anidride carbonica spia dei terremoti

29 Agosto 2020

Studio dell’Ingv e dell’Università di Perugia: concentrazioni massime di CO2 in occasione di intensa attività sismica

L’AQUILA. L’analisi di dieci anni di campionamento di anidride carbonica disciolta nelle acque delle falde appenniniche ha mostrato la sua massima concentrazione in occasione di intensa attività sismica. È il risultato di uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dell’Università di Perugia appena pubblicato sulla rivista “Science Advances”. «Per la prima volta è stata condotta un’analisi dei dati geochimici e geofisici raccolti dal 2009 al 2018», spiega Giovanni Chiodini dell’Ingv e coordinatore dello studio, «gli esiti di questa ricerca hanno evidenziato una corrispondenza tra le emissioni di anidride carbonica – CO2 – profonda e la sismicità mostrando come, in periodi di elevata attività sismica, si registrino picchi nel flusso di CO2 profonda che man mano diminuiscono al diminuire dell’energia sismica e del numero di terremoti». «Per quanto le relazioni temporali tra il verificarsi di un evento sismico e il rilascio di CO2 siano ancora da studiare», prosegue Chiodini, «in questo studio ipotizziamo che l’evoluzione della sismicità nella zona appenninica sia modulata dalla risalita del gas che deriva dalla fusione di porzioni di placca che si immergono nel mantello». La produzione continua di CO2 in profondità e su larga scala favorisce la formazione di serbatoi sovrapressurizzati. «La sismicità nelle catene montuose», aggiungono i ricercatori Ingv Francesca Di Luccio e Guido Ventura, coautori dello studio, «potrebbe essere correlata alla depressurizzazione di questi serbatoi e al conseguente rilascio di fluidi che, a loro volta, attivano le faglie responsabili dei terremoti». Lo studio è stato condotto attraverso il campionamento di sorgenti ad alta portata (decine di migliaia di litri al secondo) situate nelle vicinanze degli epicentri dei terremoti in Italia centrale tra il 2009 e il 2018. «La stretta relazione tra il rilascio di CO2 e l’entità dei terremoti, unitamente ai risultati di precedenti indagini sismologiche, indica che i terremoti dell’Appennino registrati nel decennio analizzato sono associati alla risalita di CO2 profonda. È interessante rimarcare che le quantità di CO2 coinvolte sono dello stesso ordine di quelle emesse durante eruzioni vulcaniche, circa 1,8 milioni di tonnellate», conclude Chiodini. I risultati dello studio forniscono, dunque, evidenze su come i fluidi della fusione di placca nel mantello svolgano un ruolo importante nella genesi dei terremoti.
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