Antenne davanti alla chiesa, indaga il pm

La polizia giudiziaria ha scattato foto e fatto misurazioni. Al vaglio inquinamento ambientale e violazioni urbanistiche
L’AQUILA. Blitz dei carabinieri forestali a Pagliare di Sassa per verificare la legittimità dell’installazione delle antenne a Pagliare di Sassa nei pressi dell’antica chiesa di San Pietro Apostolo. Gli investigatori, che hanno avviato i controlli nel primo pomeriggio di ieri, hanno scattato delle fotografie e fatto altre misurazioni. Si tratta di accertamenti complessi che, anche sulla scorta delle direttive del magistrato, dovranno essere integrati da altre verifiche.
La presenza della polizia giudiziaria è stata preceduta da un sopralluogo fatto dalla Soprintendenza visto che gli impianti si trovano in luoghi notoriamente sottoposti a vincoli paesaggistici e ambientali. Nella zona, infatti, ci sono sbancamenti e piccoli nuovi manufatti la cui regolarità è da accertare secondo alcuni residenti.
L’iniziativa degli investigatori e della Soprintendenza poggia su una petizione molto articolata finalizzata alla rimozione dell’impianto (ora in avviata fase di realizzazione), presentato da Giulio Pace e dal generale dell’Esercito, Carlo Scarsella. La petizione, corredata da oltre 1200 firme, è stata inviata non solo alla Procura ma anche all’Arta, che già ha fatto un sopralluogo, al ministero della Salute e dell’Ambiente, al prefetto, al Comune dell’Aquila e, infine, all’Arcidiocesi che, finora, non ha preso posizione.
È stata presentata anche la richiesta di convocazione di un consiglio comunale straordinario e urgente con l’ordine del giorno finalizzato alla rimozione. La richiesta, che ha come primo firmatario il consigliere Ferdinando Colantoni, è condivisa anche da un folto numero di esponenti della maggioranza e dell’opposizione. L’urgenza è motivata dall’avvio «del progetto sperimentale per l’utilizzo delle tecnologie del 5G, le cui frequenze non sono ancora note in relazione ai possibili pericoli per la salute, e si è in attesa della produzione di efficienti evidenze scientifiche per giudicarne l’innocuità». La ditta appaltatrice è la Zte Italia servizi srl e la subappaltatrice è la Ericsson service Italia spa. Lo scopo non è quello di impedire le trasmissioni, ma solo di posizionare altrove l’impianto per il timore di presunti danni alla salute dall’inquinamento atmosferico oltre che per contestazioni di natura urbanistica. L’infrastruttura è alta 35 metri e si trova in un’area densamente popolata. Per cui si chiede ufficialmente al Comune «di suggerire alle aziende un sito alternativo».
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