Antico tabernacolo rubato: sospetti su alcuni muratori

7 Settembre 2023

Accertamenti sulle aziende che nel post-sisma sono entrate nel monastero I carabinieri: «L’opera smurata senza arrecare danni, ha agito un esperto»  

L’AQUILA. Si indaga sulle imprese che dall’immediato post-sisma hanno avuto accesso al monastero della Beata Antonia per cercare di dare un volto e un nome ai responsabili del furto del prezioso tarbernacolo in pietra, risalente al XVI-XVII secolo, recuperato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale dell’Aquila a casa di un aquilano di 57 anni. I militari dell’Arma stanno scavando negli ambienti degli operai edili o comunque di persone esperte del settore in grado di smurare il tabernacolo senza arrecarvi alcun danno. Per il momento l’attività investigativa resta entro i confini cittadini. Nessuno, negli anni, si era mai accorto del furto. Almeno fino a poco tempo fa quando si è tenuto un sopralluogo propedeutico ai lavori di consolidamento e restauro dell’edificio religioso di via Sassa, alla presenza dei funzionari della Soprintendenza e del Provveditorato alle opere pubbliche. Nei guai sono finite due persone di 57 e 36 anni. Sono accusate, a vario titolo, di ricettazione di beni culturali e riciclaggio di beni culturali. I militari, che da tempo monitoravano il mercato digitale dei beni culturali, avevano individuato e identificato un aquilano di 57 anni sospettato di essere coinvolto nella vicenda. Sospetti fondati, visto che la perquisizione della sua abitazione ha permesso di ritrovare il tabernacolo. L’indagato possedeva altri 140 beni di natura archeologica tra cui un elmo, fibule, punte di freccia in bronzo, anelli, lucerne in terracotta, ghiande missili e ben 120 monete di cui 71 in argento e bronzo o di epoca romana databili dal II secolo a.C. al V secolo d. C. e 49 di epoca medioevale databili dal XI al XVII secolo. I militari, infine, hanno recuperato 12 documenti archivistici in parte di natura demaniale, risalenti al 1800, e di pertinenza dell’Archivio di Stato di Napoli e in parte di natura ecclesiastica, databile al 1600 e 1800, e di pertinenza dell’archivio dell’arcidiocesi dell’Aquila. Approfondimenti sono in corso per rintracciare la provenienza dei reperti. In casa di un 36enne, anche lui dell’Aquila, coinvolto secondo chi indaga nella ricettazione del tabernacolo, è stato ritrovato un dipinto del 1600 di buona fattura e del valore commerciale di alcune migliaia di euro oggetto di furto ai danni di un commerciante romagnolo. (f.d.m.)
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