Anziano morì dopo la rapina, 2 ergastoli

7 Novembre 2019

Condannato a 10 anni il terzo complice che avvertì i carabinieri. La vittima, massacrata di botte, si spense alcuni mesi dopo  

SULMONA. Fecero irruzione nell’abitazione di un anziano disabile di Castel di Sangro rubando oro e preziosi e malmenando, riducendolo in fin di vita, il padrone di casa. Ieri i giudici della Corte d’Assise dell’Aquila, presidente Alessandra Ilari, hanno pronunciato la sentenza di condanna nei confronti dei tre romeni responsabili del fatto. Ed è stata una dura sentenza così come aveva chiesto il pm Stefano Iafolla: due ergastoli e 10 anni di reclusione. La pena del carcere a vita è stata inflitta a Dinu Ursan, 33 anni e Adrian Simon, 40 anni, mentre per il 36enne Aurel Llovan, che con il suo pentimento aveva favorito la cattura dei complici, i giudici si sono dimostrati clementi riconoscendogli l’attenuante di aver collaborato in maniera decisiva con i carabinieri, rendendo possibile la soluzione del caso che, altrimenti, sarebbe rimasto molto probabilmente impunito.
La sentenza è arrivata dopo cinque ore di camera di consiglio, intorno alle 19. La famiglia non si era costituita parte civile. Una decisione che ha fatto discutere in paese anche per l’efferatezza usata dai malviventi nei confronti di Domenico Di Luia, che viveva solo in casa, in condizioni di disabilità essendo menomato a una gamba. Gli avvocati dei due romeni condannati all’ergastolo hanno annunciato ricorso in appello contro la sentenza. Secondo i legali, i loro assistiti non volevano uccidere, ma solo evitare che l’uomo potesse dare l’allarme e quindi avvertire le forze dell’ordine.
I fatti risalgono alla sera del 2 giugno 2017 quando i tre romeni si introdussero nella casa del 78enne Di Luia. Mentre i tre cercavano di portare via oro e preziosi e gli altri oggetti di valore custoditi nell’appartamento, svuotando cassetti e aprendo armadi, l’anziano fu svegliato dai rumori provenienti dalla sala da pranzo. A quel punto, allarmato, Di Luia si alzò dal letto. Entrato in cucina si trovò di fronte ai tre rapinatori.
In pochi terribili momenti i malviventi colpirono l’anziano con calci e pugni lasciandolo sanguinante e privo di sensi sul pavimento per poi darsi alla fuga. Sembrava che il fatto fosse destinato a restare senza colpevoli, ma poco dopo, uno dei rapinatori, Aurel Llovan, evidentemente colpito dal rimorso, telefonò ai carabinieri rivelando l’accaduto e indicando ai militari sia il luogo della rapina che il nome dei suoi complici. I carabinieri di Castel di Sangro non esitarono ad avvisare il personale del 118 e a raggiungere l’abitazione dove era stata attuata la rapina.
Furono loro a prestare, in attesa dell’ambulanza, i primi soccorsi all’anziano per poi mettersi alla ricerca dei tre rapinatori che in poche ore vennero rintracciati e assicurati alla giustizia.
Già dall’arrivo dei carabinieri e del 118, le condizioni dell’aggredito apparvero subito molto gravi. L’uomo, colpito duramente, presentava un’emorragia cerebrale e difficoltà respiratorie. Fu anche sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Purtroppo, però, nonostante i tentativi dei medici, Di Luia non si riprese e fu anzi ricoverato nella clinica per lungodegenti di Bolognano dove morì il 27 ottobre dello stesso anno.
Il fatto suscitò grande commozione e sdegno nel centro sangrino e in tanti auspicavano una sentenza esemplare per punire i responsabili di un’aggressione brutale che mai prima era avvenuta in paese, soprattutto perché vittima del pestaggio era stato un anziano disabile che non poteva far del male a nessuno.
Sentenza che è stata pronunciata ieri sera in Corte d’Assise all’Aquila.
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