Apindustria: aziende al collasso

24 Giugno 2016

Mari Fiamma: le oltre 500 norme hanno generato solo confusione

L’AQUILA. Il segretario generale di Apindustria Massimiliano Mari Fiamma scrive: «Gli allarmi lanciati da quest’associazione nei mesi scorsi in merito alle problematiche sulla ricostruzione che hanno interessato principalmente le aziende subappaltatrici e i fornitori di materiali e servizi per l’edilizia del territorio stanno trovando purtroppo molte conferme. Piccole aziende chiuse o al collasso, licenziamenti, cassa integrazione e ridimensionamenti stanno interessando proprio quel pezzo di economia locale che il sisma avrebbe dovuto agevolare e le cause sono purtroppo del tutto endogene. Mentre in Emilia Romagna ci si è dotati di una sola legge regionale che regolamenta tutta la filiera, in Abruzzo si sono succedute oltre 500 norme che hanno reso la visione generale, confusa e ingovernabile. Con l’applicazione delle direttive imposte in corso d’opera, delle due circolari comunali (non valide però per il resto del cratere) e del parere dell’Anac (autorità anticorruzione, ndr) si è registrato un ulteriore peggioramento e la tanto temuta realtà della rescissione dei contratti che la stessa Apindustria aveva paventato già molto tempo fa si sta già materializzando. L’impossibilità di confermare parametri non necessari prima e obbligatori all’indomani della legge ha costretto molti proprietari a dover rescindere appalti a imprese (quasi sempre locali) non dotate di Soa adeguate anche se gli importi dell’appalto risultavano modesti. I subappaltatori, molti dei quali impiantisti, hanno invece subìto mesi di autentico delirio perché non si riusciva a venire a capo della questione Soa anche per i subappalti sotto i 150.000 euro e molti di questi, per non rischiare l’intero affidamento sono stati estromessi da lavori già pattuiti. Nessuna iniziativa poi è stata realizzata per la certezza dei pagamenti ai fornitori di materiali e servizi che, in questi 7 anni hanno dovuto subire ritardi biblici, contenziosi e vere e proprie “truffe legalizzate” sotto forma di concordati in continuità. Tutto questo ha portato Apindustria a interpellare la Regione e, alla presenza del vicepresidente Giovanni Lolli, si è tenuto un incontro con una rappresentanza di circa 20 imprese associate espressione di tutta la filiera dell’edilizia (subappaltatori, impiantisti, fornitori di materiali e servizi) che hanno illustrato la gravità della situazione sul campo. Alla Regione le aziende di Apindustria hanno quindi chiesto di intervenire una volta per tutte su 4 problematiche principali: soglia su appalti minimi o ricorso all’avvalimento, eliminazione limite del subappalto e della Soa (come accade per i lavori privati in tutta Italia), limitare i ribassi che gli appaltatori chiedono alla filiera e verificare la certezza dei pagamenti. L’urgenza di queste misure non consente di rimandare soluzioni a tempi lunghi perché il permanere di questa paradossale situazione, non riscontrabile in nessuna parte del Paese a cominciare dal terremoto dell’Emilia, condurrà a brevissimo alla chiusura definitiva di molte imprese locali nell’indifferenza delle istituzioni. Il vicepresidente ha ascoltato le istanze e raccolto documentazione per agire tempestivamente promettendo una rapida consultazione con i Comuni interessati e gli Uffici Speciali al fine di elaborare una soluzione possibile senza ricorsi a lunghe prassi normative che ingesserebbero ulteriormente la ricostruzione e non garantirebbero l’efficacia delle iniziative che saranno messe in campo. Nel frattempo chiediamo ai proprietari degli immobili interessati di non procedere a nessuna revoca di contratti per il timore che vengano invalidati perché così facendo darebbero solo il via a una serie infinita di ricorsi in grado di spostare troppo in avanti i tempi della ricostruzione».