Appaltato il primo lotto del campus scolastico

TAGLIACOZZO. La “Mastrosimone Costruzioni” di Cosenza si è aggiudicata l’appalto del primo lotto del polo scolastico di Tagliacozzo. Il progetto presentato in aprile prevedeva due lotti, per una...
TAGLIACOZZO. La “Mastrosimone Costruzioni” di Cosenza si è aggiudicata l’appalto del primo lotto del polo scolastico di Tagliacozzo. Il progetto presentato in aprile prevedeva due lotti, per una spesa che si aggirava sugli 8 milioni. Il Comune, però, non disponendo al momento di tale somma, ha ritenuto di partire con il primo lotto, utilizzando i 2,5 milioni, stanziati a suo tempo per la messa in sicurezza dell’istituto Argoli, per evitare che andassero perduti. La scelta dell’area per la realizzazione del campus – che tante polemiche ha suscitato – è quella del campo sportivo Leo Attili e ingloberebbe l’edificio scolastico Bevilacqua. I tecnici che hanno redatto il progetto, al momento della presentazione, hanno garantito che la nuova struttura sarà totalmente sicura dal punto di vista sismico, sarà dotata di autonomo impianto fotovoltaico e disporrà di tutti i servizi: dai parcheggi alle strade, dalla mensa alla cucina a un’ampia palestra. L’edificio che verrà realizzato con il primo lotto potrà accogliere i ragazzi delle medie. In tal modo, per il Comune, oltre al problema della messa in sicurezza dell’Argoli, che insieme alla media ospita il turistico, si pone anche quello dei bambini delle elementari.
Sulla vicenda del campus c’è da registrare un intervento del consigliere di opposizione, Vincenzo Montelisciani: «Per senso di responsabilità abbiamo finora evitato di esprimere in luoghi diversi dal consiglio le nostre perplessità sul percorso amministrativo che ci ha portato fin qui. Non volevamo rischiare che i tagliacozzani perdessero quei soldi. Da domani, faremo ciò che è nostro dovere fare. In consiglio non abbiamo mai trovato orecchie disposte ad ascoltare i nostri rilievi, ai quali gli amministratori hanno sempre e solo risposto con insulti e porte in faccia. Porremo le stesse domande che facciamo da tre anni a chi di una risposta vera non ci ha mai degnato».
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