Appalti Campomizzi, pm incalza testimone

7 Aprile 2018

Restauri all’ex caserma, la deposizione di De Bernardinis: «Un’opera indifferibile e urgente»

L’AQUILA. «I lavori di restauro della caserma Campomizzi erano di somma urgenza e inevitabili. Avevamo decine di migliaia di aquilani da sistemare in strutture in muratura prima che arrivasse l’inverno». Lo ha detto l’ex vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, ascoltato come testimone nel processo su presunte irregolarità negli appalti per 11 milioni, per la ristrutturazione dell’ex caserma che vede imputate una dozzina di persone, per lo più imprenditori.
De Bernardinis è stato incalzato non poco dal pm Stefano Gallo, che tra l’altro, lo ha invitato a riferire la sua posizione giudiziaria, ovvero la condanna a due anni di reclusione con i doppi benefìci, in relazione al “mancato allarme” da parte dell’ex commissione Grandi Rischi. L’udienza di ieri, tra l’altro, è stata caratterizzata da un minuto di raccoglimento per onorare le vittime del terremoto del 6 aprile 2009. Il tecnico, in un’udienza corretta, ma tesa, ha anche spiegato che con la stessa spesa si potevano realizzare anche dei Map ma la caserma sarebbe stata un’opera definitiva a differenza della provvisorietà dei Moduli abitativi.
Gallo gli ha poi esibito la ben nota lettera di “raccomandazione” che l’ex sottosegretario Gianni Letta inviò, a maggio 2009, all’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Una nota preparata per invitare a tener presente il consorzio Federico II, di cui hanno fatto parte alcuni imputati del processo ora in corso. Il testimone ha detto di non avere mai saputo di quella lettera, di non conoscere Fusi e Verdini e di non aver mai saputo come siano stati affidati gli appalti per rifare i tetti della struttura.
Il processo, dopo alcune importanti testimonianze, dovrebbe definirsi il 13 aprile o nei giorni immediatamente successivi. (g.g.)
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