Appalti chiese, 26 nei guai

23 Maggio 2018

Indagati funzionari Mibact e imprenditori. Al vaglio anche i lavori al teatro

L’AQUILA. La Procura della Repubblica ha chiuso le indagini, fatte dai carabinieri, a carico di imprenditori e funzionari di Mibact e soprintendenza, su presunti imbrogli negli appalti per la ricostruzione di chiese nell’Aquilano e a Sulmona oltre che del teatro comunale dell’Aquila. Le accuse, ovviamente non per tutti i 26 sotto inchiesta, vanno dal falso all’abuso d’ufficio, dalla turbativa d’asta fino alla corruzione.
GLI EDIFICI. Gli edifici oggetto di indagine sono la chiesa di Santa Maria Assunta a Tione degli Abruzzi, la chiesa di San Domenico a Sulmona, la chiesa di San Salvatore a Civitaretenga, la Badia di Sulmona, piazza Duca degli Abruzzi- Porta Branconia, Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, la chiesa di San Sisto, il teatro comunale dell’Aquila e la chiesa di San Biagio a Cappadocia.
APPALTI NEL MIRINO. Per quanto riguarda l’appalto la per chiesa di Tione sono indagati per falso ]Lionello Piccinini, Gianfranco D’Alò, Mauro Lancia, Valerio Agostinelli, nelle vesti di Rup, direttore dei lavori, imprenditore e tecnico: sarebbe stata fatta una perizia di variante affermando falsamente la scoperta di opere non previste, al solo scopo di consentire alla ditta il recupero del ribasso d’asta per 150 mila euro. Lo stesso tipo di condotta ci sarebbe stata per i lavori alla chiesa di San Domenico a Sulmona. Sono indagati per falso il Rup Giorgio Aldo Pezzi, Berardino Olivieri, direttore dei lavori, l’imprenditore Lancia e il perito Agostinelli. Anche lì ci sarebbe stata una perizia discutibile per consentire di gonfiare i costi e far recuperare alla ditta il ribasso d’asta di 95 mila euro. Il pm, inoltre, contesta la corruzione a Piccinini e Lancia sempre in riferimento ai lavori nella chiesa di San Domenico di Sulmona. Secondo il pm, Piccinini, mettendo al servizio di Lancia il suo ufficio, «dietro compenso di somme», riusciva a ottenere ancora una volta il recupero del ribasso d’asta. Stesso giochetto, stando alla tesi d’accusa, per i lavori alla chiesa di San Salvatore a Civitaretenga. Il pm, in relazione a queste vicende, ipotizza dazioni di somme ma in forma generica. La Procura ipotizza la corruzione anche per l’ex segretario generale del Mibact Berardino Di Vincenzo, il figlio Giancarlo e gli imprenditori Graziantonio e Antonio Loiudice in relazione ai restauri per la Badia di Sulmona. Di Vincenzo, dietro la promessa di affidamenti di lavori al figlio, si sarebbe accordato per attestare falsamente la necessità di lavorazioni impreviste per un importo di 45 mila euro. Questo sarebbe stato fatto il giorno prima del pensionamento di Di Vincenzo.
Si contesta, inoltre, il falso e l’abuso per ulteriori lavori di riqualificazione di Piazza Duca degli Abruzzi-Porta Branconia. Il pm accusa Di Vincenzo, ex segretario regionale Mibact, Claudio Finarelli (Rup), il funzionario Lionello Piccinini e gli imprenditori Ernesto Penzi e Lucio Piccinini, già aggiudicatari lecitamente dell’appalto di 192 mila euro, per l’affidamento, senza gara, di lavori complementari. In tal modo sarebbe stato attribuito a Penzi e Piccinini un ingiusto vantaggio patrimoniale.
Per il rifacimento della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio si parla ancora di corruzione: Finarelli, Piccinini e Di Vincenzo, nelle vesti di dipendenti pubblici e Finarelli e Piccinini, anche in quelli di componenti della commissione aggiudicatrice dei lavori, avrebbero ricevuto da Giampiero Fracassa, dell’omonima azienda, la somma di 40 mila euro quale compenso per l’aggiudicazione dei lavori per 800 mila euro.
TEATRO COMUNALE. Ma gli sforzi investigativi hanno riguardato soprattutto il Teatro comunale. I dirigenti Berardino Di Vincenzo e Lionello Piccinini sono indagati con gli imprenditori Vito Giuseppe Giustino e Leonardo Santoro, che già avevano dei lavori per i restauri, per l’affidamento, senza gara, di nuovi lavori complementari per 970 mila euro. Il pm contesta il falso a Lionello Piccinini, Marcello Marchetti e Alessandra Del Cane, direttore dei lavori e vice, gli imprenditori Leonardo Santoro, Vito Giuseppe Giustino, i tecnici Michele Fuzio, Domenico Pazienza e Michele Buzzerio, fatto redigere una perizia di adeguamento dei lavori a Fuzio e Pazienza che sarebbero incompatibili.
Altri falsi sono contestati a agli stessi Piccinini, Marchetti, Del Cane, Santoro, Giustino, Fuzio, Pazienza, Buzzerio e ad altri due indagati, Antonio Zavarella e Pasquale Marenna. Nei loro vari ruoli, in relazione ai lavori di restauro, avrebberofatto firmare con retrodatazione (di lì il falso) da novembre 2016 a febbraio dello stesso anno, una perizia geologica non prevista al momento del deposito del progetto.
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