Appalti chiese, in 23 rischiano il processo

17 Novembre 2018

Pm contesta turbativa d’asta, corruzione e abuso a funzionari Mibact, tecnici e imprenditori per l’affidamento dei lavori

L’AQUILA. La Procura ha chiesto il processo per gli imprenditori, professionisti e funzionari di beni culturali abruzzesi e Soprintendenza, coinvolti nell'inchiesta dei carabinieri del Noe su presunte irregolarità, tutte da provare, negli appalti per la ricostruzione post terremoto di chiese nell'Aquilano e a Sulmona. Le accuse, ma non per tutti i 23, vanno dal falso, all’abuso d’ufficio, dalla turbativa d’asta fino alla corruzione. Le istanze di rinvio a giudizio sono state presentate nelle settimane scorse: l'udienza preliminare, deve essere fissata dal gup. Gli edifici finiti nell'indagine sono la chiesa di Santa Maria Assunta a Tione degli Abruzzi, la chiesa di San Domenico a Sulmona, la chiesa di San Salvatore a Civitaretenga, la Badia di Sulmona, piazza Duca degli Abruzzi- Porta Branconia, Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, il teatro comunale dell’Aquila e la chiesa di San Biagio a Cappadocia. Per quanto riguarda l’appalto la per chiesa di Tione sono accusati di falso Lionello Piccinini, Gianfranco D’Alò, Mauro Lancia, Valerio Agostinelli, nelle vesti di Rup, direttore dei lavori, imprenditore e tecnico: sarebbe stata fatta una perizia di variante affermando falsamente la scoperta di opere non previste, per consentire alla ditta il recupero del ribasso d’asta per 150 mila euro. Lo stesso tipo di condotta ci sarebbe stata per i lavori alla chiesa di San Domenico a Sulmona. Sono sospettati per falso il Rup Giorgio Aldo Pezzi, Berardino Olivieri, direttore dei lavori, l’imprenditore Lancia e il perito Agostinelli. Anche lì ci sarebbe stata una perizia discutibile per consentire di gonfiare i costi e far recuperare alla ditta il ribasso d’asta di 95 mila euro. Il pm, inoltre, contesta la corruzione a Piccinini e Lancia sempre in riferimento ai lavori nella chiesa di San Domenico di Sulmona. La Procura ipotizza illiceità anche per l’ex segretario generale del Mibact Berardino Di Vincenzo, il figlio Giancarlo e gli imprenditori Graziantonio e Antonio Loiudice in relazione ai restauri per la Badia di Sulmona.
Si contesta, inoltre, il falso e l’abuso per ulteriori lavori di riqualificazione di piazza Duca degli Abruzzi. Il pm accusa Di Vincenzo, ex segretario regionale Mibact, Claudio Finarelli (Rup), il funzionario Lionello Piccinini e gli imprenditori Ernesto Penzi e Lucio Piccinini, già aggiudicatari lecitamente dell’appalto di 192 mila euro, per l’affidamento, senza gara, di lavori complementari. Per il rifacimento della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, Finarelli, Piccinini e Di Vincenzo, nelle vesti di dipendenti pubblici e Finarelli e Piccinini, anche in quelli di componenti della commissione aggiudicatrice dei lavori, avrebbero ricevuto illecitamente da Giampiero Fracassa, dell’omonima azienda, un compenso per l’aggiudicazione dei lavori. Ma gli sforzi investigativi hanno riguardato il Teatro comunale. I dirigenti Berardino Di Vincenzo (ex) e Lionello Piccinini sono accusati con gli imprenditori Vito Giuseppe Giustino e Leonardo Santoro, che già avevano dei lavori per i restauri, per l’affidamento, senza gara, di nuovi lavori complementari per 970 mila euro. Il pm contesta il falso a Lionello Piccinini, Marcello Marchetti, Alessandra Del Cane, direttore dei lavori e vice, gli imprenditori Leonardo Santoro, Vito Giuseppe Giustino, i tecnici Michele Fuzio, Domenico Pazienza e Michele Buzzerio, per aver fatto redigere una perizia di adeguamento dei lavori a Fuzio e Pazienza che sarebbero incompatibili. Altri falsi sono contestati agli stessi Piccinini, Marchetti, Del Cane, Santoro, Giustino, Fuzio, Pazienza, Buzzerio e ad altri due sospettati, Antonio Zavarella, Pasquale Marenna. (g.g,)
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