Appalti chiese, scontro in aula il 6 marzo

Fissata l’udienza su uno dei casi più importanti della ricostruzione. Le difese dei 26 imputati: il teorema accusatorio cadrà
L’AQUILA. Fissata per il 6 marzo, dopo quattro mesi dalla richiesta di rinvio a giudizio, l’udienza preliminare nella quale si discuterà una delle inchieste principali della ricostruzione. Quella su una presunta corruzione (ma solo per alcuni imputati), nell’affidamento di appalti per i restauri di chiese e antichi palazzi all’Aquila e Sulmona.
GLI EDIFICI. Gli edifici finiti nell'indagine sono la chiesa di Santa Maria Assunta a Tione degli Abruzzi, la chiesa di San Domenico a Sulmona, la chiesa di San Salvatore a Civitaretenga, la Badia di Sulmona, piazza Duca degli Abruzzi- Porta Branconia, Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, il teatro comunale dell’Aquila e la chiesa di San Biagio a Cappadocia. Le carte sono state esaminate dai carabinieri del Noe. Ma le difese bocciano il teorema accusatorio.
LE ACCUSE. Per quanto riguarda l’appalto la per chiesa di Tione sono accusati di falso Lionello Piccinini, Gianfranco D’Alò, Mauro Lancia, Valerio Agostinelli, nelle vesti di Rup, direttore dei lavori, imprenditore e tecnico: sarebbe stata fatta una perizia di variante affermando falsamente la scoperta di opere non previste, per consentire alla ditta il recupero del ribasso d’asta per 150 mila euro. Lo stesso tipo di condotta ci sarebbe stata per i lavori alla chiesa di San Domenico a Sulmona. Sono sospettati per falso il Rup Giorgio Aldo Pezzi, Berardino Olivieri, direttore dei lavori, l’imprenditore Lancia e il perito Agostinelli. Anche lì ci sarebbe stata una perizia discutibile per consentire di gonfiare i costi e far recuperare alla ditta il ribasso d’asta di 95 mila euro. Il pm, inoltre, contesta la corruzione a Piccinini e Lancia sempre in riferimento ai lavori nella chiesa di San Domenico di Sulmona. La Procura ipotizza illiceità anche per l’ex segretario generale del Mibact Berardino Di Vincenzo, il figlio Giancarlo e gli imprenditori Graziantonio e Antonio Loiudice in relazione ai restauri per la Badia di Sulmona. Si contesta, inoltre, il falso e l’abuso per ulteriori lavori di riqualificazione di piazza Duca degli Abruzzi. Il pm accusa Di Vincenzo, ex segretario regionale Mibact, Claudio Finarelli (Rup), il funzionario Lionello Piccinini e gli imprenditori Ernesto Penzi e Lucio Piccinini, già aggiudicatari lecitamente dell’appalto di 192 mila euro, per l’affidamento, senza gara, di lavori complementari. Per il rifacimento della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, Finarelli, Piccinini e Di Vincenzo, nelle vesti di dipendenti pubblici e Finarelli e Piccinini, anche in quelli di componenti della commissione aggiudicatrice dei lavori, avrebbero ricevuto illecitamente da Giampiero Fracassa, dell’omonima azienda, un compenso per l’aggiudicazione dei lavori. Ma gli sforzi investigativi hanno riguardato il Teatro comunale. I dirigenti Berardino Di Vincenzo (ex) e Lionello Piccinini sono accusati con gli imprenditori Vito Giuseppe Giustino e Leonardo Santoro, che già avevano dei lavori per i restauri, per l’affidamento, senza gara, di nuovi lavori complementari per 970 mila euro. Il pm contesta il falso a Lionello Piccinini, Marcello Marchetti, Alessandra Del Cane, direttore dei lavori e vice, gli imprenditori Leonardo Santoro, Vito Giuseppe Giustino, i tecnici Michele Fuzio, Domenico Pazienza, Michele Buzzerio, per aver fatto redigere una perizia di adeguamento dei lavori a Fuzio e Pazienza che sarebbero incompatibili. Altri falsi sono contestati agli stessi Piccinini, Marchetti, Del Cane, Santoro, Giustino, Fuzio, Pazienza, Buzzerio e ad altri due sospettati, Antonio Zavarella, Pasquale Marenna.
Nel mirino per falso, per lavori nella chiesa di San Biagio di Cappadocia, Giuseppe Liberati, Giuseppe Rossi e i Piccinini.
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