Appalti e mazzette, Di Pietro torna libero

24 Ottobre 2017

Il Riesame dispone un anno di interdizione dai pubblici uffici per l’ex vicesindaco di Canistro

CANISTRO. Torna libero, ma con una sospensione di dodici mesi dall’esercizio dai pubblici uffici, Paolo Di Pietro, l’ex vicesindaco con delega ai Lavori pubblici del Comune di Canistro finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su appalti e tangenti. È quanto stabilito dal Tribunale del riesame, al quale si è rivolto il difensore dell’uomo, l’avvocato Armando Di Pietro. L’inchiesta, coordinata dai pm Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli, ha portato agli arresti anche l’ex amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Giuseppe Venturini, il sindaco di Casacanditella, paese del Chietino, Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano, Emiliano Pompa, l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, Antonio Ranieri, geometra dell’Aquila, e l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne. Per alcuni il Riesame ha disposto la revoca dei domiciliari.
Secondo l’accusa, fra gli indagati ci sarebbero stati «patti illeciti fra ditte» per «fare cartello, così da aggirare le norme sugli appalti in vigore ed eliminare di fatto ogni forma di concorrenza». Per l’accusa, Di Pietro e Giancaterino hanno addomesticato l’appalto sui lavori per la ristrutturazione e l’ampliamento del cimitero di Canistro (importo della gara 179.788 euro). L’aggiudicazione è andata alla Giancaterino Costruizioni Sas. Gli accordi fra i due, per i pm Cerrato e Savelli, «ricomprendevano anche il subappalto in favore della ditta del fratello dell’amministratore, subappalto che si deve ritenere come una forma di retribuzione illecita del vicesindaco». La squadra mobile dell’Aquila ha documentato la consegna, da parte di Giancaterino, di un assegno di 3.500 euro (a fronte dei 5mila pattuiti), a favore del fratello di Di Pietro. Fratello che ha eseguito alcune opere al cimitero (parte elettrica e montaggio lampioni). Per l’accusa, lo stesso meccanismo di aggiudicazione doveva essere adottato per la ristrutturazione del municipio di Canistro (totale lavori a base d’asta 369.698,54 euro).
«Sono soddisfatto della decisione del Tribunale del riesame», afferma l’avvocato Armando Di Pietro, «in casi del genere, una misura cautelare di tipo interdittivo contempera in modo più equilibrato gli interessi in gioco, a differenza di una misura di tipo detentivo come gli arresti domiciliari, che sacrificano eccessivamente la libertà degli indagati». (r.rs.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.