Appalti e mazzette, Venturini torna libero

E la Procura ricorre in Cassazione contro l’interdizione per D’Angelo e Di Pietro: «È illegittima»
AVEZZANO. Torna libero anche Giuseppe Venturini, l’ingegnere di Tagliacozzo, ex amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, arrestato nell’inchiesta su appalti e tangenti. Il Tribunale del riesame ha disposto una sospensione di sei mesi dall’esercizio dai pubblici uffici per il 49enne professionista marsicano.
L’uomo, difeso dall’avvocato Antonio Milo, si trovava agli arresti domiciliari dal 27 settembre. Le misure cautelari erano state disposte dal gip Francesca Proietti su richiesta dei pm Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli, e avevano riguardato, oltre a Venturini, il sindaco di Casacanditella, paese del Chietino, Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano, Emiliano Pompa, l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, Antonio Ranieri, geometra dell’Aquila, l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne, e il vicesindaco Paolo Di Pietro.
Per l’accusa, l’ex Ad del Cam «è disposto a compiere anche attività illecita per ricompensare i suoi sostenitori». L’ingegnere di Tagliacozzo, ha compiuto i presunti illeciti, sempre secondo l’accusa, «per mantenere il ruolo dirigenziale conseguito».
Inoltre, per il gip, Venturini «ha conseguito la riconferma al Cam e ha sfruttato, indebitamente, la sua qualità di Rup, tanto per predeterminare le modalità della gara di Capistrello (depuratore in località Santa Barbara, ndr) quando per blindare il risultato finale».
L’avvocato Milo ha preannunciato ricorso in Cassazione.
Ricorso in Cassazione che è stato presentato dalla Procura di Avezzano contro le decisioni del Riesame che hanno riguardato il sindaco D’Angelo e l’ex vicesindaco di Canistro, Di Pietro. Quest’ultimo dimessosi dopo l’arresto. Per entrambi i giudici del Riesame hanno revocato i domiciliari, disponendo una sospensione di 12 mesi dall’esercizio dai pubblici uffici.
Secondo la Procura di Avezzano, l’articolo 289 del codice di procedura penale (terzo comma) «vieta l’applicazione di una tale misura agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare». Il provvedimento, per la Procura, è «illegittimo» e va annullato, confermando i domiciliari. (r.rs.)
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