Applausi al funerale dell’ex pugile ucciso

17 Settembre 2015

Addio a Callegari in una chiesa di Roma, molti gli amici partiti dalla Marsica per partecipare alla cerimonia

TAGLIACOZZO. Con una cerimonia semplice e composta ieri pomeriggio amici e parenti hanno salutato per l’ultima volta Marco Callegari, il 46enne ex pugile e buttafuori romano, che da anni aveva scelto di vivere a Tagliacozzo. Tante persone, soprattutto i colleghi di lavoro e i titolari di alcuni locali dove Callegari lavorava ad Avezzano e nella Marsica, sono partite da Tagliacozzo per partecipare alla cerimonia celebrata nella chiesa di San Frumenzio ai Prati Fiscali, nel quartiere Nuovo Salario, a Roma. Pochi fiori, nessuno striscione.

Il sacerdote, nell’omelia, lo ha ricordato come un uomo riservato, di buona famiglia, sempre disponibile con chi chiedeva il suo aiuto. La bara, portata in spalla dagli amici, è stata accolta da un applauso.

Per la morte di Callegari rimane in carcere il 47enne Pietro Catalano, anch’egli buttafuori, di origine romana, che viveva alla Piccola Svizzera, la zona residenziale dove viveva anche il 46enne ucciso. Catalano è accusato di omicidio volontario e porto abusivo di armi. Davanti al gip del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, il 47enne ha ammesso di aver sparato ma ha dichiarato di averlo fatto solo per difendersi da Callegari, che aveva con sé un martello, con cui aveva colpito lui e A.P., 36enne romeno. Una vicenda dai contorni torbidi, in cui ancora ci sono posizioni da definire. Resta infatti da accertare il ruolo dei quattro romeni che sono stati ripresi dalle telecamere di sorveglianza di un bar di Tagliacozzo, poco prima dell’omicidio, in compagnia di Catalano, che sorridente paga il conto per tutti. Si tratta di B.A.M., 29enne, I.H. (33), I.B.S. (32) e I.I.R. (30). Tutti sono accusati di concorso in omicidio volontario, oltre che del reato di rissa, di cui dovrà rispondere anche A.P., da un paio di giorni dimesso dall’Umberto I di Roma e S.C., romano, amico di Callegari, presente al momento dell’omicidio e supertestimone nell’inchiesta.

Magda Tirabassi

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