Apre l’azienda agricola in Egitto ma viene truffato da un italiano

17 Marzo 2022

L’importatore marsicano costretto a ricorrere alle vie legali per poter incassare 100mila euro La querelle risale a 4 anni fa. Pronunciata la sentenza: l’impresa dovrà pagare gli ortaggi acquistati

AVEZZANO. Si trasferisce in Egitto dalla Marsica dove apre un’azienda agricola, ma viene truffato da una società italiana. Alla fine, però, dopo una lunga battaglia legale, riesce a farsi pagare la merce, diverse tonnellate di prodotti agricoli.
LA STORIA
È quanto capitato a un imprenditore di Venere di Pescina che alcuni anni fa ha scelto di portare in Nordafrica i sapori del Fucino. Si era infatti trasferito ad Alessandria d’Egitto, divenendo socio di un’importante impresa agricola locale che si occupa della produzione di carciofi e di fragole. Tutto stava procedendo inizialmente nei migliori dei modi se non fosse incappato in una ditta italiana importatrice di Padova, che opera per grandi supermercati.
Dopo la vendita dall’Egitto all’Italia la società acquirente aveva eccepito alcune questioni e aveva lasciato insoluta una somma ingente di denaro, oltre 100mila euro per il pagamento di ortaggi.
La ditta egiziana si era ritrovata con una grande quantità di merce non pagata, pari, per utilizzare un metodo di comparazione, a uno stadio di calcio ricoperto di ortaggi.
AZIONE LEGALE
Così l’imprenditore di Pescina, G.D.G., grazie alle sue origini marsicane, aveva preso contatto con l’avvocato del Foro di Avezzano Aldo Lucarelli e aveva intrapreso un iter giudiziario denunciando l’accaduto alle autorità. Aveva dovuto far fronte anche alla problematiche legate alla differenza tra l’arabo e l’italiano e alle normative internazionali per gli scambi commerciali. Dunque, il rischio era di non incassare più il denaro a causa di un percorso legale ostacolato dalla burocrazia.
LA CONTROVERSIA
La diatriba era iniziata quattro anni fa e a sollevare alcuni problemi era stata l’impresa padovana.
Aveva infatti contestato la fornitura proveniente dall’Egitto sostenendo che la merce non avesse le caratteristiche di quella richiesta. In tal modo, anche grazie alle problematiche legate all’export estero e al complesso iter per recuperare la somma, aveva pensato di evitare il saldo. La ditta italiana aveva incentrato la propria azione finalizzata a non pagare, avvalendosi della differenza tra la normativa egiziana e quella italiana. A quel punto la società egiziana, grazie al socio italiano, si è attivata per chiedere il riconoscimento delle proprie scritture contabili in Italia riuscendo quindi a chiedere un’ingiunzione di pagamento della merce all'importatrice di Padova.
LA SENTENZA
Nei giorni scorsi è stata pronunciata, dopo un anno di attesa, la sentenza sulla vicenda. Sulla questione si è espressa la Corte d’Appello di Venezia, che ha accolto la richiesta dell’imprenditore di origini marsicane. La sentenza ha stabilito che l’importatore padovano, responsabile di non aver pagato le partite di carciofi e ortaggi provenienti dal territorio africano, deve sborsare la somma stabilita inizialmente, quindi oltre 100mila euro. La ditta italiana deve pagare subito la merce.
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